Provincia di Catania, inchiesta sui rimborsi

Procura e finanza verificheranno se le aziende hanno fatto assunzioni di favore dopo le elezioni
Catania, Archivio

CATANIA. Rimborsi per «spese istituzionali» e indennizzi alle aziende private per i permessi dei propri dipendenti che siedono in Consiglio provinciale a Catania. La Procura del capoluogo etneo ha deciso di indagare sulle spese di Palazzo Minoriti, dove mercoledì si sono presentati militari della Guardia di finanza »per acquisizione atti» su delega del pm Michelangelo Patanè. A confermare la notizia è lo stesso presidente dell'Aula, Giovanni Leonardi, che commenta: «Ben vengano i controlli, ma non si parli di spese pazze se io ho acquistato sms per 600 euro coi quali ho fornito ai colleghi informazioni in tempo reale sull'attività dell'ente, o nel caso di un lutto che avesse colpito qualcuno di noi!».
Al vaglio degli inquirenti determine dirigenziali del 2010 e 2011. Viaggi, biglietti augurali, convegni e targhe ma anche testi di Diritto - un'autentica libreria giuridica, ad esempio, quella creata da Santo Trovato, un passato da autonomista e ora in corsa alle Regionali sotto le insegne del Pid - sono solo alcune voci delle fatture per le quali la Provincia ha «risarcito» in questi anni i consiglieri: «Ma quando un paio di anni fa Alfio Barbagallo (ex Mpa, attualmente candidato della Lista Musumeci, ndr) stampò un suo calendario personalizzato, che lo ritraeva con un paio di ragazze al fianco, alla fine pagò di tasca sua», ricordano negli uffici dell'ente sui cui muri è stato a lungo possibile ammirare quelle «prove d'autore».
Altro filone d'indagine, gli indennizzi a imprese private per i «giorni non lavorati» da almeno una decina dei Quarantacinque di Palazzo Minoriti a causa di sedute consiliari o di commissione. Gli inquirenti vogliono accertare se vi siano state assunzioni di favore, fatte a ridosso dell'elezione per consentire incassi di comodo, o se siano improvvisamente «schizzati» verso l'alto gli stipendi dei dipendenti-consiglieri. Sull'albo pretorio, disponibile anche nel sito della Provincia regionale di Catania, beneficiari e cifre. Che comunque, per legge regionale, non possono superare i due-terzi dell'indennità dovuta al presidente della Provincia e, in caso contrario, gravano sulle aziende private. Nell'albo "on line" si va, quindi, dai 12 mila 845 euro per un anno di permessi concessi dall'Anfe, l'Associazione famiglie emigrate, all'esponente di Mpa Consolato Aiosa ai 3 mila 812 euro mensili di Nello Cutuli, candidato all'Ars per il Pid, che rabbuiato riferisce di quel suo posto alla «J&V, fabbrica di stoviglie monouso da cui sono stato licenziato il 30 giugno a causa della crisi». Nell'elenco pure il vicesegretario etneo del Pd Antonio Rizzo - «sono ingegnere e guadagno 2 mila 300 euro netti, poco più di un operaio specializzato della stessa impresa edile, la Basile, di cui sono dipendente» - e Nunzio Parrinello, che fa parte del gruppo consiliare nato dalla scissione in Mpa guidata dal deputato Lino Leanza e rimarca come percepisca mille 300 euro «quale dirigente di una cooperativa sociale per la quale lavoro dal 1987». E ancora Maurizio Tagliaferro e Marco Luca, entrambi di Mpa, in servizio rispettivamente nella «Licciardello Insurance» e nella «Metro Cash & Carry», Gaetano Di Stefano (La Destra, impiegato della «Dpg»), il capogruppo Udc Antonio Danubio, che si trincera dietro un secco «non ho niente da dichiarare», e il collega del Pdl Gianluca Cannavò, anche lui aspirante deputato all'Ars, manager della coop «Euroservizi» ma - tiene a precisare - «dal 2001, cioè sette anni prima del mio ingresso in Consiglio provinciale».

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