Allagamento a Villaggio Goretti «Disastro colposo»: due indagati

Dopo il disastro del 14 marzo la magistratura ha chiuso l’inchiesta per il direttore dei lavori e l’ex amministratore delegato
Catania, Archivio

CATANIA. Il 14 marzo le urla, le imprecazioni, le invocazioni d'aiuto al Villaggio Goretti dalle case allagate, dalle strade trasformate in fiumi. Ieri, la risposta della Procura a quella “inondazione annunciata” che – stando alle accuse – non sarebbe per nulla addebitabile alla “natura matrigna", né al destino cinico e baro: «Contestiamo omissioni a una società appaltatrice di lavori nel parco commerciale Porte di Catania nei lavori di canalizzazione delle acque di scarico», hanno reso noto il procuratore capo Giovanni Salvi e l’aggiunto Vincenzo Serpotta che sono firmatari di avvisi di conclusione indagini a carico del progettista e del direttore dei lavori. Il reato contestato e' disastro colposo. Nessuna replica, per ora, da «Gallerie commerciali italiane» da cui dipende «Porte di Catania».
Secondo gli inquirenti, l’azienda sotto accusa, avrebbe costruito canali di portata inferiore al previsto, senza peraltro eliminare alcune strettoie e sovraccaricando i torrenti Forcile e Fontanarossa.

A differenza del progetto approvato dal Genio civile, inoltre, non sarebbe stato costruito il collegamento con il canale Bummacaro, né eseguite la manutenzione e la pulizia degli alvei preesistenti.  Tutto ciò avrebbe convogliato le acque piovane dai grandi parcheggi del “Porte di Catania” alla zona di Fontanarossa. Inevitabile, quindi, l'inondazione del Villaggio Goretti che, peraltro, resta ancora a rischio: Salvi, infatti, ha precisato di “avere informato il sindaco Raffaele Stancanelli sulle emergenze ancora in corso”.
Minacciate dalla pioggia, ora come a marzo, anche le basi militari e civili della zona. Interventi di dirottamento delle acque piovane sono, comunque, in programma nell'ambito del piano di opere per cui lo scalo cittadino chiuderà dal 5 novembre al 5 dicembre. In programma opere che devieranno almeno il 60 per cento degli scarichi verso un torrente diverso dal Fontanarossa.

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