Paternò, bollette dei veleni Ama

La partecipata sta recapitando agli utenti i contocorrenti del 2005-2007, inserendo nell’importo il canone dei reflui dal 1997-2001
Catania, Archivio

PATERNO'. Torna d'attualità la problematica relativa al pagamento del canone di depurazione per il periodo 1997-2001, ossia il periodo in cui l'impianto di depurazione era in fase di realizzazione, finanziato con fondi regionale e quindi ancora non al patrimonio del Comune di Paternò.

Si tratta di una problematica che in questi giorni stanno affrontando migliaia di utenti paternesi, ai quali sono state recapitate o stanno per esserlo, le bollette Ama, quelle dell’Azienda municipalizzata acquedotto, la partecipata del comune di Paternò, bollette con le quali i cittadini vengono diffidati, nel più breve tempo possibile, a regolarizzare la propria posizione. In mancanza di ciò la società partecipata annuncia la sospensione del servizio idrico (vanta un milione di euro dal Comune).

Ed è scoppiata la polemica perché dal comune il vice sindaco fa sapere che tali bollette non devono essere pagate. Le bollette dell’Ama in cui si chiede ai cittadini di pagare il canone acque reflue per il periodo 1997-2001, nella bolletta relativa agli anni che vanno dal 2005 al 2007. C’è il sospetto che si tratti di una iniziativa per non fare cadere il prescrizione la tassa. La diffida sta suscitando polemiche nelle quali viene chiamato il causa il prima persona il presidente della partecipata Armando Gaggegi, il quale per il momento non intende rilasciare dichiarazioni.

Il più strenuo difensore del fronte che non vuole che si paghino tali bollette è Carmelo Palumbo- "Come ho detto in passato, quando ricoprivo il ruolo di consigliere comunale - afferma il vice sindaco - si tratta di un canone non dovuto e quindi da non pagare. L'Ama continua ad insistere su questo aspetto. Domani mi occuperò personalmente della vicenda. Mi auguro solo che si sia di fronte ad un errore".

Sulla questione mesi addietro era intervenuto anche il difensore civico Carmelo Fallica, il quale aveva specifico che "l'Ama non poteva adottare alcuna procedura coatta di sospensione del servizio idrico" per gli utenti che non avevano pagato le bollette relative al canone di depurazione per gli anni 1997-2001, così come l'azienda idrica è obbligata alla restituzione agli utenti le somme percepite a titolo di canone di depurazione". 

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