I croceristi lasciano il porto etneo: "Sosta troppo cara"

Decisamente inferiori i costi da sostenere a Messina e Palermo
Catania, Archivio

CATANIA. La notizia circolava da diversi giorni sui social network: le navi da crociera abbandonano il Porto etneo per l’alto costo dei servizi. Ieri la denuncia dei parlamentari nazionali e regionali del Pd: Berretta, Raia, Barbagallo e dei segretari territoriali Condorelli e Spadaro, circostanziata da cifre, al dettaglio e totali, che documentano come alle grandi compagnie di navigazione (Msc, Costa, Carribean), attraccare al Porto non convenga affatto.

“Per una nave da crociera – spiega Berretta - attraccare in città costa 17.500 euro; 5 mila in più rispetto a Messina e 7 mila in più rispetto a Palermo”. Senza contare una serie di criticità riscontrate dagli utenti e dagli stessi addetti ai lavori: banchine inadeguate, strada ferrata, contenitori e motrici parcheggiati sulle banchine. Un percorso a ostacoli infinito sia per chi sale sui pullman diretti sulll’Etna o a Taormina, sia per chi si affaccia sulla via Dusmet per un’escursione nel centro storico.

Più economico per le compagnie e più agevole per i passeggeri, come confermano gli operatori turistici, fermarsi a Palermo e Messina (prima in classifica fra i porti siciliani nonostante il suo porto sia meno attrezzato di quello di Catania) o addirittura a Tunisi. I dati: nel 2011 ben 505 mila i crocieristi approdati sotto la Madonnina, 500 mila a Palermo, mentre a Catania appena 280 mila. Già 50 le navi disdette per la stagione 2013. E il ragionevole timore espresso oggi dalla delegazione dei parlamentari del Pd è che “se non si inverte la rotta il declino del Porto etneo finirà per incidere anche sull’indotto generato dall’attività crocieristica”.

A cascata, insomma, finiranno per entrare in crisi tutte le attività che ruotano attorno al flusso delle crociere: il centro commerciale Vecchia Dogana, le guide turistiche, taxi, trattorie e pasticcerie del centro storico fino alle decine di botteghe che, dal vino Doc ai prodotti tipici, sono le mete predilette dei turisti. Sotto accusa i costi salati per la raccolta dei rifiuti a bordo: 2.900 euro in città, contro gli 85 di Messina (dove pare che gli addetti si siano riuniti in coop per ridurre le spese di gestione) e i 563 di Palermo. Un servizio imposto in città, nonostante alcune navi abbiano gli inceneritori a bordo e provvedano in autonomia.

La deputazione del Pd punta l’indice contro “l’ultima cattiva gestione del Porto e dell’intera area” denunciando il divieto di accesso, i servizi scadenti e gli Archi della Marina abbandonati al degrado.

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