Omicidio Falcidia, i legali del marito: "Non fu lui a ucciderla"

È durata tutta la mattina l'arringa difensiva del processo d'appello per l'omicidio della docente universitaria assassinata la sera del 4 dicembre del 1993 nel suo appartamento di via Rosso di San Secondo

CATANIA.  È durata tutta la mattina stamane a Catania l'arringa difensiva del processo d'appello per l'omicidio di Antonella Falcidia, la docente universitaria assassinata la sera del 4 dicembre del 1993 nel suo appartamento di via Rosso di San Secondo a Catania, per il quale è imputato il marito, il chirurgo Vincenzo Morici, assolto in primo grado.    

Il legale di Morici, Enrico Trantino, ha chiesto ai giudici della Corte d'assise e d'appello di confermare l'assoluzione del primo grado per il suo assistito. Trantino ha contrastato le ipotesi indiziarie sulle quali si fonda il processo sottolineando un'incongruenza, quella tra l'ora della morte della professoressa Falcidia e quella del rientro a Catania del marito da Nicosia (Enna), dove lavorava. Trantino ha fatto rilevare, tra l'altro, quanto emerso dalla perizia del Ris che comparò l'impronta di una scarpa trovata nell'appartamento dive fu compiuto il delitto e quella dell'imputato. Secondo la perizia l'orma, lasciata da una calzatura Adidas «Stan Smith», sarebbe di taglia più grande rispetto a quella di Morici.     Trantino ha poi parlato di una ciocca di capelli biondi ritrovata tra le mani della vittima, che apparterrebbe ad una donna e, secondo la perizia dei Ris, non è escluso siano della stessa vittima. Per Morici il procuratore generale Domenico Platania aveva chiesto la condanna a trent'anni.

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