Mafia, "talpa nel tribunale": interrogati cancelliere e convinvente

Avrebbe fatto parziali ammissioni di colpa Sebastiano Maiolino, 63 anni, arrestato tre giorni fa dalla polizia per favoreggiamento personale aggravato dall'avere favorito l'associazione mafiosa
Catania, Archivio

CATANIA. Avrebbe fatto parziali ammissioni di colpa il cancelliere del Tribunale di Catania, Sebastiano 'Nello' Maiolino, 63 anni, originario di Noto (Siracusa), arrestato tre giorni fa dalla polizia per favoreggiamento personale aggravato dall'avere favorito l'associazione mafiosa.

La Dda della Procura etnea lo accusa di avere sfruttato il suo ruolo per far sapere al boss Antonio Trigila, capo dell'omonima cosca, che in prigione era 'ascoltato' da investigatori che avevano piazzato delle 'cimici'. Indagata, per un solo presunto caso, per rivelazioni del segreto d'ufficio, anche la convivente di Maiolino, Maria Pulvirenti, direttrice della sezione della cancelleria del Gip che si occupa di intercettazioni. Un ruolo strategico e delicato, dal quale, in via precauzionale, è stata spostata dal presidente del Tribunale di Catania.

Secondo la tesi della Procura, avrebbe parlato con Maiolino di indagini svolte dalla Dda di Catania su Giovanni Cassarino, in passato indagato per estorsione commessa in concorso con il clan Trigila. Il Gip non ha riconosciuto l'esistenza dell'aggravante mafiosa per la direttrice della cancelleria del Gip, la cui posizione è defilata nell'inchiesta.

La funzionaria avrebbe ammesso di avere parlato dell'argomento con il convivente, ma soltanto per invitarlo alla cautela. Nei prossimi giorni sono attese le valutazioni del Gip sulla posizione dei due indagati.

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