Caltagirone, scoperti gli assassini di Granieri

Movente: debito non saldato. Il Commissariato di polizia ha arrestato il romeno Tomita Vlad e il complice ragusano Salvatore Impeduglia
Catania, Archivio

CALTAGIRONE. Smascherati gli assassini di Sevastian Andritoiu, il romeno ucciso lunedì notte nel casolare di contrada Costa Baira a Granieri, nel comune di Caltagirone. Ad ucciderlo a colpi di ascia alla testa, secondo la ricostruzione degli agenti del Commissariato di polizia, è stato un altro romeno: Tomita Vlad, 25 anni, spalleggiato dal ragusano Salvatore Impeduglia, 33 anni, di Giarratana, che avrebbe accompagnato l'omicida sulla scena del delitto con la sua Ford Fiesta.
La svolta investigativa è arrivata dagli esiti degli elementi raccolti dalla polizia, coordinati dalla Procura calatina, che hanno portato gli investigatori alla comunità di romeni che vive non lontana dalla zona del delitto. Interrogando i connazionali della vittima i poliziotti sono arrivati ad una romena di trentasette anni, che viva Monterosso Almo (Ragusa), insieme al presunto assassino e al suo complice anche lui della provincia iblea.
Una perquisizione all'interno della casa del romeno ha permesso di rinvenire, nella lavanderia, uno stendino con alcuni indumenti dell’uomo lavati, ma con ancora evidenti tracce ematiche. Tracce ematiche anche sulle scarpe di Salvatore Impeduglia, che sono state sequestrate nel alloggio di Giarratana.
Sulla Ford Fiesta utilizzata per la spedizione punitiva, invece, sono state rinvenute macchie di sangue sul sedile anteriore per il passeggero.
Messo alle strette, il romeno è caduto dapprima in una serie di contraddizioni, ma alla fine, messo alle strette avrebbe ricostruito nei particolari quanto accaduto la notte di lunedì nel casolare. Identica cosa per Salvatore Impeduglia. I due sarebbero andati a trovare Sevastian Andritoiu, per fargli saldare un debito pregresso. Dalle parole si sarebbe passati ai fatti e il venticinquenne romeno che aveva a portata di mano un’ascia non avrebbe esitato a impuglarla per scagliarsi contro il connazionale debitore.

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