Acireale, arrestati cinque membri del clan Santapaola

Le ordinanze di custodia in carcere per presunti affiliati al clan mafioso : in manette anche il boss Patanè. Arrestati dai carabinieri in seguito ad indagini su rapine ed estorsioni
Catania, Archivio

CATANIA. La notte scorsa i carabinieri di Acireale (Catania) hanno eseguito 5 ordinanze di custodia in carcere nei confronti di altrettanti presunti affiliati a Cosa Nostra, appartenenti al clan Santapaola-Ercolano, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa finalizzata alla commissione di reati contro la persona e il patrimonio, quali rapine ed estorsioni. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip del Tribunale di Catania su richiesta della locale Procura della Repubblica-Direzione distrettuale antimafia.
 

I NOMI DEGLI ARRESTATI: C'E' IL BOSS PATANE'.
L'operazione, eseguita tra Acireale, Acicatena, Messina e Noto, è stata denominata «Squalo». Sono stati arrestati Antonino Patanè, sorvegliato speciale di 47 anni, ritenuto il reggente della cosca Santapaoliana di Acireale-Acicatena, e Salvatore Indelicato, di 43, considerato uno dei reggenti della consorteria. L'ordinanza è stata notificata in carcere, dove erano già detenuti, a Stefano Sciuto, di 31 anni, figlio del capoclan dell'hinterland acese ergastolano Sebastiano Sciuto, a Camillo Brancato, di 37 anni, e  Calogero Paolo Polisano, di 45. L'indagine che ha portato ai provvedimenti restrittivi è stata avviata nel 2008 e, secondo l'accusa, avrebbe permesso di accertare il controllo del territorio da parte del sodalizio criminale appartenente al clan Santapaola-Ercolano. I proventi della attività illecite erano finalizzati al sostentamento delle famiglie dei detenuti e al pagamento delle spese legali degli affiliati. Tra le rapine contestate agli indagati quella commessa nel febbraio del 2008 a Nicolosi (Catania) alla gioielleria 'Pierre Bonnet', alla quale avrebbe partecipato Stefano Sciuto. Durante la rapina il titolare dell'esercizio commerciale esplose numerosi colpi di arma da fuoco contro i malviventi causando la morte di Sebastiano Catania, figlio dell'ergastolano Alfio, considerato esponente di spicco del clan, e il ferimento di Fabio Pappalardo. Altra rapina di rilievo è quella commessa nell'aprile del 2008 all'agenzia di Francavilla di Sicilia (Messina) del Credito Siciliano, alla quale avrebbero preso parte Stefano Scuto e Camillo Brancato, per un bottino di 2.343 euro.

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