Adrano, il delitto di Valentina: due superperiti per Mancuso

Smontare l’accusa fondata sul Dna rinvenuto sotto la scarpa della vittima
Catania, Archivio

ADRANO. Il gip Francesca Cercone ha deciso di lasciare Nicola Mancuso in cercere per il delitto di Valentina Salamone, la biancavillese di diciannove anni, morta nella notte del 24 luglio 2010 all'interno di una villetta di Adrano, dove era ospite. Tale decisione ha spinto il collegio difensivo dell’indagato, composto dagli avvocati Salvo Burzillà e Rosario Pennisi, a nominare due periti di parte per confutare l’esito del Dna estrapolato dai carabinieri del Ris di Messina sotto la scarpa sinistra della vittima. Del caso si occuperanno Emiliano Giardina, docente all'Università Tor Vergata e responsabile del laboratorio genetica forense della stessa accademia e il professore Carlo Rossitto. "Siamo convinti dell'estraneità dei fatti del nostro assistito - afferma l'avvocato Salvò Burzillà - e per tale ragione la nomina dei nostri esperti mira a smontare il castello accusatorio proposto dall’accusa, basandosi sul Dna. Alla luce della decisione del gip di lasciare Nicola Mancuso in carcere, nelle prossime ore inoltreremo richiesta di remissione in libertà al Tribunale del Riesame".
Intanto proseguono le indagini della Procura generale per individuare il complice o la complice che avrebbe aiutato, secondo l’accusa Nicola Mancuso a commettere l'omicidio, inscenando il suicido. 

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