La Lista Crocetta con Bianco Forzese non rinuncia ancora

L’ex ministro: «Berretta pensi agli impegni romani»
Catania, Archivio

CATANIA. Semmai fosse necessaria l’ufficializzazione, ieri mattina è arrivata: la Lista Crocetta-Il Megafono sosterrà Enzo Bianco nel suo nuovo tentativo di ritorno alla poltrona di primo cittadino. L’ex senatore Pd, intanto, è già a un passo da una significativa ”vittoria di tappa” in questo tour elettorale: «Mai stati così vicini — ha sottolineato — all’unità del centrosinistra in questa competizione. Per questo, sia la candidatura di Marco Forzese che quella di Marisa Acagnino sono rispettabilissime ma adesso bisogna evitare di disperdere le forze». Forzese, però, resta un’incognita. «Credo che si sia già ritirato», ha esclamato il deputato regionale «crocettiano» Antonio Malafarina, ieri in città con Enzo Bianco. A stretto giro, però, la smentita dal presidente della commissione Affari istituzionali dell’Ars: «Malafarina s’è appiattito su Bianco, ma la politica catanese è altra cosa. Io non ho rinunciato a nulla. Giovedì ho una manifestazione cittadina, abbiamo invece spostato a domani (oggi, ndr) l’incontro col presidente Crocetta, Lumia e Totò Cardinale».
Aspettando Forzese, Enzo Bianco sottolinea l’ampia convergenza sul suo nome — «dall’Udc alla sinistra» — ma precisa di non avere promesso assessorati, nè tantomeno la vicesindacatura: «Coi miei alleati, parlo di programmi. La formazione della squadra è una prerogativa del sindaco». Ai suoi concorrenti, invece, ha spedito un paio di messaggi. A Stancanelli: «In materia di bilancio, qualche ripetizione di matematica non gli farebbe male». E alla ”grillina” Lidia Adorno: «Ho sentito questo nome, mi piacerebbe confrontarmi. Vedo che si sottraggono alle domande dei giornalisti, ma questa è la democrazia». Ancora irrisolto, infine, il dissidio ”interno” con il deputato nazionale Pd Giuseppe Berretta che insiste nella richiesta di primarie. L’ex ministro: «Credo che Berretta abbia perso il senso della realtà. Se avesse voluto candidarsi a sindaco, bastava che facesse come me rinunciando al Parlamento».

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