Crisi, Confcommercio: a Catania redditi
e consumi calati più che nel resto d'Italia

Il presidente parla di una «offerta desertificata, strangolata dalla grande distribuzione, anch’essa in sofferenza». Il settore delle vacanze e quello della cultura, strade obbligate per tentare il rilancio in terra d’Etna

CATANIA. "Siamo tornati indietro, qui redditi e consumi sono calati più che nel resto d'Italia". Riccardo Galimberti "declina" al catanese il Rapporto sul potere d'acquisto delle famiglie italiane, appena diffuso dall'Ufficio studi della Confcommercio. Colpisce, tra gli altri, il dato sulla "retrocessione" del nostro Paese ai livelli di trent'anni fa: "Forse, però, va pure peggio - commenta il presidente provinciale dell'organizzazione - perché negli anni Ottanta e Novanta era diffusa l'idea dello sviluppo, della crescita. Oggi, invece, siamo sull'orlo del baratro perché mancano prospettive per i giovani, per i lavoratori, né soprattutto per la piccola e media impresa. Inutile, poi, parlare dell'industria in quanto i risultati sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti". Galimberti aggiunge: "Catania è una città meno ingessata rispetto ad altre in Sicilia, che vivono di stipendifici pubblici. Le performance nei consumi sono da noi, quindi, decisamente più dinamiche. Quando le cose vanno male, tutto precipita più velocemente". Il presidente parla di una "offerta desertificata specie in centro cittadino, strangolata dalla grande distribuzione, anch'essa peraltro in sofferenza". Riccardo Galimberti ripete le parole "turismo e cultura", come strade obbligate - probabilmente, uniche - per tentare il rilancio in terra d'Etna: "Difficilmente, si ripeteranno in futuro le condizioni (il maltempo al CentroNord, tensioni politiche e conflitti in altre nazioni mediterranee, ndr) che in questi mesi hanno favorito un maggiore afflusso di ospiti in Sicilia e a Catania. Eppure, tutta l'estate non s'è parlato altro che di mare sporco. Chi è stato alla Scogliera o alla Playa, magari il prossimo anno andrà alle Baleari o in Grecia. Non tornerà. E questo non è certo colpa dei titolari degli stabilimenti, ma degli enti pubblici che non si preoccupano dei depuratori". In questi anni, come ancora adesso, Confcommercio Catania non è stata certo a guardare. Non è stata spettatrice del declino, ma ha lanciato iniziative e idee per invertire la rotta: "Abbiamo, ad esempio, presentato un dossier sul Porto con alcune proposte. Ma il governo regionale insiste con la nomina di commissari, che si limitano all'ordinaria amministrazione". Punta il dito su Palazzo d'Orleans, Riccardo Galimberti. Non risparmia, però, neppure l'amministrazione comunale: "In luglio abbiamo chiesto un confronto con il sindaco, dovremmo vederci entro la fine del mese, per valutare lo stato di attuazione del programma che in campagna elettorale sottoponemmo al candidato Enzo Bianco. A livello di immagine, qualcosa s'è visto. Molta concretezza, però, manca. Il sentiment diffuso del cittadino è, dunque, di distacco dall'amministrazione che ci ha dato grandi prospettive, ha ottenuto grande fiducia. Ancora, però, dobbiamo raccogliere i risultati di questa fiducia". Una richiesta, tra le altre: "Incrementare la raccolta differenziata, che qui è a livelli bassissimi, per diminuire la tassa rifiuti. Sarebbe un modo per aiutare le famiglie. Assicurazioni, luce, gas e tributi erodono i redditi del 60, del 70 per cento. Non resta nulla da spendere. Nessuno si sorprenda, allora, se le cose vanno male e l'economia arretra!".

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