COMMERCIO

Confesercenti Catania, chiudono due imprese al giorno

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Il direttore: «Il sistema bancario ha ottenuto cifre incredibili sia dallo Stato che dal’Ue, ma non aiuta le giovani imprese»

CATANIA. Confesercenti valuta negativamente quello che sta accadendo nella provincia etnea, con l’imprenditore di Acireale che minaccia di darsi fuoco, perché gli stanno sottraendo la stazione di servizio carburanti di Guardia Mangano e l’edile che si dà fuoco perché da due anni è disoccupato e non più fare neppure l’ambulante abusivo, perché gli viene requisita la merce.
«”Morire d'impresa” — dice il direttore Salvo Politino — aggiungerei, di impresa malata, figlia di un sistema malato: quello italiano. Nel nostro Paese, la crisi strangola gli imprenditori... e non solo; a volte finisce per ucciderli. Come si sente un giovane ad essere improduttivo, a non vedersi inserito in un contesto socio-occupazionale, oppure una persona di mezza età che, da questo contesto, si vede estromesso e, visto il dato anagrafico, con poche possibilità di ritornare a farvi parte».
Secondo una recente indagine, un'impresa su due, chiude nei primi 5 anni di vita per: tasse, burocrazia e mancata liquidità. A soffrire di più i neoimprenditori e le piccole e medie imprese che sono importantissime, in chiave occupazionale, tant'é che l'Ue ricorda che il 58% dei posti di lavoro è creato dalle imprese con meno di dieci addetti. Però, sono proprio i piccoli imprenditori a non essere supportati in alcun modo e ad avvertire il contraccolpo.

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