PIAZZA LANZA

Radicali al carcere di Catania: «Si può fare di più»

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ella stuttura vivono 361 detenuti: 342 uomini e 19 donne. La capienza massima è di 239 unità. In 241 attendono il processo; 74 sono appellanti, 11 i ricorrenti in Cassazione e 35 condannati definitivi

CATANIA. Il 2014 catanese, segnato dall'emergenza umanitaria legata alla politica dell'immigrazione, si conclude con una giornata dedicata ad un'altra questione di attualità e scottante rilievo sociale: quella delle carceri, con in prima linea i Radicali di Marco Pannella. Per San Silvestro, una delegazione del gruppo territoriale del partito si è recata in visita alla Casa circondariale di «Catania Piazza Lanza», nell'ambito dell'iniziativa: Satyagraha di Natale con Marco Pannella, che prende il nome dal movimento di resistenza non violenta lanciato da Gandhi in India allo scopo di conquistare l'indipendenza dalla Gran Bretagna.

Quella intrapresa dai Radicali e dal loro storico leader è una forma di lotta altrettanto pacifica che ha come obiettivo quello di migliorare le condizioni di vita nelle carceri italiane. Tra gli obiettivi della campagna figurano l'abolizione dell'ergastolo, una maggiore trasparenza nella gestione dei luoghi di detenzione, l'introduzione del reato di tortura nell'ordinamento giuridico italiano e l'ottenimento della nomina di un garante nazionale e di un garante regionale dei detenuti. "È innegabile - dice il segretario catanese del movimento, Luigi Recupero, subito dopo la visita al carcere etneo - che vi siano stati dei miglioramenti rispetto alla situazione riscontrata un anno fa in occasione della nostra ultima visita. Diversi locali sono stati sistemati e c'è un senso di minore affollamento negli ambienti interni, nonostante da ferragosto ad oggi il numero dei detenuti sia aumentato da 340 a 361 (di cui 342 uomini e 19 donne; 341 come risulta dal sito del ministero della Giustizia al 31 luglio 2014), in un carcere che allo stato attuale potrebbe accoglierne un massimo di 239. Di questi 241 in attesa di giudizio; 74 appellanti, 11 ricorrenti in Cassazione e 35 condannati in via definitiva".

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