SECONDO GRADO

Processo all'ex governatore Lombardo, il 27 marzo l'Appello

L'ex presidente della Regione Siciliana è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Al primo grado è stato condannato a 6 anni e 8 mesi

CATANIA. È stata fissata per il prossimo 27 marzo, davanti alla terza sezione penale della Corte d'Appello di Catania, il processo di secondo grado all'ex leader del Mpa ed ex presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, condannato in primo grado a sei anni e otto mesi per concorso esterno in associazione mafiosa.

I legali dell'ex governatore, gli avvocato Guido Ziccone e Alessandro Benedetti, hanno depositato una memoria di 233 pagine in cui è contenuta la richiesta di revisione del dibattimento di primo grado.

La terza Corte d'appello di Catania è la stessa che, col rito 'abbreviato', ha emesso sentenza nel processo Iblis riformando la sentenza di primo grado con la quale, tra gli altri, l'ex deputato di Forza Italia Giovanni Cristaudo, che in primo grado era stato assolto, è stato condannato a cinque anni.

Nel novembre scorso era stati depositato il ricorso in Appello nei confronti della sentenza emessa dal gup Marina Rizza, per l'ex presidente della Regione Raffaele Lombardo, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa a 6 anni e 8 mesi di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il ricorso di circa 230 pagine, firmato dai legali del leader del Movimento per l'Autonomia, è stato presentato entro il termine utile in seguito alle motivazioni della sentenza, contenute in 325 pagine, che il giudice ha depositato in cancelleria il 18 agosto scorso.

Le accuse che il procuratore capo Giovanni Salvi, insieme all'aggiunto Carmelo Zuccaro e dai sostituti Iole Boscarino, Agata Santonocito, Antonino Fanara e Giuseppe Gennaro erano di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio stavano alla base delle promesse "di aiuti per il rilascio di concessioni e di autorizzazioni, per l'aggiudicazione di appalti, per l'elargizione di pubbliche erogazioni, per l'assunzione di impieghi in favore di appartenenti ai sodalizi mafiosi o di imprese dagli stessi direttamente o indirettamente collegate".

Per gli inquirenti Raffaele Lombardo sollecitava i vertici di Cosa nostra a reperire voti ingenerando "il convincimento circa la propria completa disponibilità ad assecondare le esigenze della consorteria mafiosa" mediante la propria attività politica.

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