NEL CATANESE

"Soccorsi in ritardo", muore una donna
A Giarre è rivolta, arriva la Borsellino

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Duecento persone in piazza al grido "Assassini". E' il terzo caso dopo la chiusura dell'ospedale

GIARRE. L 'assessore regionale alla Salute Lucia Borsellino sarà all’Asp di Catania, insieme ai vertici dell’azienda,  incontrerà il sindaco di Giarre, una delegazione dei familiari della donna scomparsa e i sindaci del territorio per fare il punto su quanto accaduto nonché per discutere sull'organizzazione della rete sanitaria sul territorio. La decisione è avvenuta a seguito della rivolta popolare registrata sabato sera a Giarre a seguito del decesso di una donna di 52 anni, soccorsa secondo i familiari in ritardo dopo aver accusato un malore nella sua abitazione.

Un gruppo consistente di cittadini, spontaneamente ha simbolicamente occupato alcuni incroci nevralgici della città e in particolare quello tra via Callipoli e corso Italia, creando un caos incredibile al traffico.  Manifestanti si sono poi portati alla stazione ferroviare Giarre- Riposto, dove hanno occupato i binari. Sul posto i carabinieri hanno identificato alcuni dei presenti e perfino i giornalisti. Dopo la morte della 52enne Maria Mercurio e le accuse mosse dai familiari contro i presunti ritardi  del 118, i cittadini hanno deciso di fare una vera e propria rivolta civile, dandosi appuntamento mediante i social network  e messaggi telefonici.

Oltre duecento persone, al grido di «Assassini» sono scese in strada, hanno bloccato il traffico e hanno occupato la stazione. E proprio alla stazione, dove è stato bloccato un intercity per Roma, un regionale diretto a Messina, e un treno diretto a Catania, è stato creato il maggiore disagio e si sono vissuti momenti di alta tensione. Il sindaco di Riposto, Vincenzo Caragliano, infatti, intervenuto fra i manifestanti è stato invitato con toni forti a lasciare la poltrona da un gruppo di cittadini esasperati che gli hanno detto: «Non sei all'altezza di fare il sindaco, ti conviene che te ne vai a casa. Sei innamorato della poltrona e del tuo stipendio». Il sindaco replica di avere la cosceinza e posto, ma i toni si alzano, si sfiora la reazione fisica, ma il tutto viene troncato dall’intervento dei carabinieri. Il clima resta teso anche quando il sindaco di Giarre, Roberto Bonaccorso, che aveva contattato l'assessore regionale alla Sanità Lucia Borsellino riceve un sms con il quale gli viene confermato che  è stata fissata una riunione lunedì mattina alla sede Asp di Catania. Intanto, tra i binari, cittadini e consiglieri comunali, seduti  per terra in segno di protesta vengono identificati dalle forze dell'ordine. Tra i consiglieri comunali Tania Spitaleri, presidente della Commissione consiliare d'inchiesta sull'ospedale. Angelo D’Anna leader del movimento civico Città viva e membro della Rete dei cittadini per il manetenimento dell’ospedale di Giarre: «La rivolta è avvenuta oggi, con la morte di una 52enne, ma che costituisce praticamente il terzo caso dalla chiusura del pronto soccorso, ma da anni ci battiamo perché bvenga mantenuto il diritto alla salute di un presidio he serve un’utenza di oltre centomila persone ». Per il vicesindaco Salvo Patanè, fra i primi a occupare i binari: «Non si può avere una sola ambulanza in un territorio di 100mila abitanti, soprattutto in previsione di quest'estate. Per me, tutti i reparti possono chiudere. Ma serve essere pronti per le urgenze, per stabilizzare i pazienti e portarli nei posti giusti». Maurizio Mercurio, fratello della donna deceduta sabato mattina: «Siamo pronti ad andare ben oltre, se questa protesta non cambierà le cose. Occuperemo la città».

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