POLIZIA

Colpo al clan Mazzei: 17 arrestati a Catania, pure figlio del capomafia

CATANIA. Sedici persone ritenute legate al clan Mazzei, inserito in Cosa Nostra e legato alla cosca dei Corleonesi, sono state arrestate dalla squadra mobile della Questura di Catania, che ritiene di avere decapitato i vertici della cosca, compreso quello che è ritenuto l'attuale reggente, 'Nuccio' Sebastiano' Mazzei, figlio del capomafia detenuto Santo.

I reati ipotizzati, a vario titolo, per gli indagati sono associazione mafiosa, estorsione, furto, ricettazione e l'aggravante di avere agevolato un gruppo mafioso. L'operazione è stata denominata "Target". Uno dei destinatari dei provvedimenti restrittivi, emessi dalla Procura della Repubblica etnea, è riuscito a sfuggire all'arresto.

Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso (clan Mazzei - "Carcagnusi"), estorsione, esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza e minaccia, favoreggiamento personale e reati in materia di falso, con l'aggravante di avere commesso i fatti avvalendosi della modalità mafiosa e per agevolare l'attività del clan, furto e ricettazione.

Catania, colpo al clan Mazzei: foto e nomi dei 17 arrestati

 

L'indagine sfociata negli arresti è stata condotta dalla squadra mobile dal febbraio al luglio del 2015. Sebastiano Mazzei, arrestato il 10 aprile del 2015, vanta una lunga militanza tra le fila dell'organizzazione mafiosa in quanto il padre dello stesso divenne "uomo d'onore" su decisione del boss corleonese Leoluca Bagarella.

A Gioacchina Fiducia è stata contestato il concorso esterno all'associazione mafiosa perché avrebbe agevolato la latitanza di Sebastiano Mazzei: durante la stipula del contratto con il quale era stata concessa in locazione la villetta di Ragalna dove fu catturato Mazzei era stato esibito il documento di identità a lei intestato sul quale era stata apposta la fotografia della moglie del latitante. Fiducia per questo deve anche rispondere di reati in materia di falso.

Le investigazioni - oltre ad avere delineato gli assetti assunti in seno alla organizzazione mafiosa prima e dopo la cattura di Sebastiano Mazzei, evidenziando che ruoli di primo piano, oltre all'indiscussa leadership di "Nuccio" Mazzei, erano stati assunti da Maurizio Giovanni Motta e Carmelo Occhione - hanno consentito di attestare la piena operatività della cosca ed in particolare della squadra cosiddetta del "Traforo" che al pari di quella di "Lineri" era dedita ad attività estorsive ed alla commissione di reati contro il patrimonio.

Le indagini hanno consentito di fare luce su due furti ai danni di attività commerciali a Siracusa ed Augusta. Il primo a un ottico il 26 marzo 2015 da cui furono asportati 4.812 paia di occhiali, in parte ritrovati dagli investigatori; il secondo commesso il 19 giugno 2015 in un negozio di abbigliamento con il metodo della 'spaccata', nel corso del quale sono stati presi numerosi capi di abbigliamento, in parte ritrovati dagli investigatori.

Fatta luce su una estorsione con l'imposizione di un vero e proprio pizzo mensile, che si aggiungeva alla richiesta di estinzione del debito, in cambio della "protezione". Inoltre, nell'ambito della stessa indagine il 10 maggio del 2015 fu arrestato Rosario Seminara dopo che in casa gli vennero trovate armi clandestine da guerra e munizioni.

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