Riti voodoo per costringere giovani nigeriane a prostituirsi, due arresti

CATANIA. Giovani nigeriane allettate dalla prospettiva di poter studiare in Europa partono a bordo di barconi, dopo essere state sottoposte a riti voodoo e aver contratto un debito di 25mila. Le ragazze si rendono conto solo dopo essere arrivate in Italia che per ripagare i viaggi dovevano prostituirsi.

Nel marzo 2016 è partita la denuncia di una di loro che ha portato all’arresto di Asiruwa Aigbedo, di 35 anni, chiamato “Assy” e Sylvia Aghimen, di 33 anni, conosciuta nome “Olivia”. Il primo è stato arrestato a Ferrara e la seconda a Parma. Entrambi sono accusati di tratta di persone, di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ai danni di giovanissime cittadine nigeriane, con le aggravanti di avere esposto a pericolo la vita e l’incolumità delle persone trasportate, facendole imbarcare su natanti e di avere agito per farle prostituire.

L’attività investigativa è stata coordinata dalla Dda di Catania con al collaborazione della squadra mobile etnea dopo la denuncia presentata agli inizi del mese di marzo 2016 dalla nigeriana, “Benedetta” (nome di fantasia). La ragazza ha raccontato i dettagli del suo viaggio per raggiungere l’Italia.

In Nigeria le avevano prospettato la possibilità di raggiungere l’Europa per poter studiare. Questa proposta le era stata data da una donna, nota con il nome di “Precious”. Benedetta è stata sottoposta a rito voodoo e successivamente ha iniziato il viaggio insieme ad altre 13 giovani donne nigeriane. Le ragazze sono trasportate in pullman in Libia, nella città di Zwara. Qui le giovani sono rimaste circa un mese in un appartamento.

In seguito con altre 5 nigeriane le giovani sono state condotte in un’altra abitazione e consegnata ad uomini arabi. Qui le ragazze hanno subito violenze sessuali da parte di uomini libici per una settimana. In seguito Benedetta è stata fatta imbarcare a bordo di un natante, che è stato soccorso in alto mare.

Benedetta all’arrivo in Sicilia è stata temporaneamente inserita nel Cara di Mineo. Qui la stessa Benedetta con una connazionale “Teresa” hanno contattato telefonicamente Aigbedo “Assy” , fratello di “Precious”, che ha subito organizzato il trasferimento delle due giovani dal Cara a Ferrara. Le ragazze sono arrivate nella città emiliana e hanno trovato l’uomo ad attenderle a bordo di un'autovettura, che le ha condotte nella sua abitazione.

Qui la convivente Olivia ha informato le ragazze che per estinguere il debito di 25mila euro avrebbero dovuto prostituirsi. Le giovani si sono rifiutate, ma Assy ed Olivia le hanno picchiate e dopo qualche giorno hanno dato loro abiti succinti per iniziate la “vita sul marciapiede”. Le due giovani sono state portate in strada e hanno iniziato a prostituirsi. Ma Benedetta è riuscita a trovare la forza di fuggire per tornare a Catania, dove ha continuato a prostituirsi perché priva di soldi. Dopo un controllo delle forze dell’ordine Benedetta ha deciso di denunciare quanto le era accaduto.

Le indagini tecniche hanno permesso di acquisire riscontri alle dichiarazioni di Benedetta. Gli inquirenti hanno accertato che Assy si occupava del reclutamento delle giovani vittime grazie all’aiuto di nigeriani e organizzava il viaggio verso l’Italia. L’uomo inoltre curava una contabilità delle somme “guadagnate” dalle giovani prostitute. Olivia, invece, si occupava di controllare che le connazionali si prostituissero regolarmente secondo le indicazioni ricevute. Assy soggiogava psicologicamente le ragazze, mantenendo rapporti costanti con i familiari delle vittime. I genitori di Benedetta sono stati contattati e minacciati affinché facessero pressioni sulla figlia per farla ritornare sotto il controllo di Assy. L’uomo in una conversazione intercettata avrebbe avvisato i parenti affermando: “Io non mi arrabbio subito, ma se mi arrabbio nessuno in questo mondo mi può fermare… e se io mi arrabbio è perché ho i miei diritti”.

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