MAFIA CATANESE

Gli affari del clan Laudani a Milano
"Puntavano anche ad appalti
su cimiteri e seggi per il referendum"

MILANO. C'è anche un sacerdote tra gli indagati dell'inchiesta della Dda di Milano, che ieri ha portato a 14 arresti, su una presunta associazione per delinquere legata alla cosca mafiosa Laudani che si sarebbe infiltrata in appalti della Lidl e in una società di security che si occupa anche di vigilanza nel Tribunale milanese.

Don Giuseppe Moscati, infatti, cantautore e direttore delle 'Edizioni musicali III Millennio', secondo l'accusa, avrebbe emesso fatture false per oltre 12mila euro e in cambio avrebbe ricevuto finanziamenti per 5 mila euro "per alcuni progetti musicali in fase di realizzazione". Uno degli aspetti più inquietanti dell'indagine, come scrivono il procuratore aggiunto Ilda Boccassini e il pm Paolo Storari nelle oltre 1200 pagine della richiesta di misure cautelari, è proprio che il sistema basato sulle fatture fittizie, con il quale i presunti capi Luigi Alecci, Emanuele Micelotta e Giacomo Politi, che gestivano il consorzio Sigilog, avrebbero creato la "provvista occulta" da inviare al clan in Sicilia, era foraggiato da 'insospettabili'.

Tra loro '"disinvolti' commercialisti (alcuni dei quali perfettamente a conoscenza dell'utilizzo che viene fatto dei fondi occulti), un insegnate della scuola media secondaria (Ferraro Antonino) e un prete". E uno degli arrestati, intercettato nel giugno scorso, parlando proprio del religioso diceva: "Sta cercando sponsorizzazioni, per fare questo musical da fare in Vaticano". E Politi, poi, faceva presente che Moscati "vuole il 25%" sull'importo delle fatture, bollandola come una "richiesta esosa".

Sotto un altro profilo, poi, nell'inchiesta che ha portato ai domiciliari anche Giovanna Afrone, Responsabile del Servizio Gestione Contratti Trasversali del Comune di Milano (poi sospesa), i pm mettono in luce anche "il capitale sociale del sodalizio", fatto di "imprenditori, professionisti, politici, esponenti della pubblica amministrazione" i cui comportamenti, tuttavia, non sempre assumono "rilevanza penale".

Nell'atto dei pm, dunque, si legge che Domenico Palmieri, ex dipendente della Provincia di Milano e finito in carcere, "ha chiamato il centralino della 'Città Metropolitana'" parlando "con Norma, segretaria del consigliere comunale" milanese Franco D'Alfonso, "con la quale ha fissato un appuntamento con il consigliere per martedì 17 gennaio 2017". Lo stesso Palmieri, parlando con Micelotta nel novembre scorso, diceva: "io incontro questo... eh... signore che è vicino al sindaco del Comune di Milano ... D'Alfonso". E sempre Palmieri, tra l'altro, avrebbe proposto a Micelotta "la gestione di un software informatico del Comune di Milano per l'organizzazione dei cimiteri". Dagli atti, inoltre, si evince anche che Alessandro Fazio, titolare assieme al fratello Nicola del gruppo Securpolice e come lui finito in carcere, il 9 marzo 2016 si sarebbe recato "a Roma presso il Senato della Repubblica per incontrare il Senatore Mandelli Andrea" di Forza Italia (non indagato).

E tra i vari "progetti" degli imprenditori referenti della cosca catanese ci sarebbe stato anche quello di mettere le mani sugli appalti per montare e smontare i seggi allestiti nelle scuole milanesi per il referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre. Gli arrestati saranno interrogati dal gip Giulio Fanales tra giovedì e venerdì.

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