L'INCHIESTA

"Giro di mazzette per accogliere migranti", padre e figlio arrestati a Catania

CATANIA. I gestori di strutture del Catanese per l'accoglienza di minori extracomunitari non accompagnati, padre e figlio, sono stati arrestati stamane dai carabinieri su disposizione del gip con l'accusa di aver avuto affidati bambini e ragazzi tramite presunti accordi corruttivi con un dipendente del Comune di Catania ora in pensione.

Le comunità gestite dagli indagati inoltre, secondo quanto accertato, sarebbero state strutture fatiscenti e prive delle necessarie autorizzazioni. Agli arresti domiciliari sono finiti Giovanni Pellizzeri, 56 anni, con l'accusa di corruzione, falso in atto pubblico e maltrattamenti, ed il figlio Mario, 29 anni, accusato di corruzione e maltrattamenti.

Nei confronti di una loro collaboratrice, Isabella Vitale, 48 anni, accusata di maltrattamenti, è stata applicata la misura cautelare del divieto di dimora nella provincia di Catania per il reato di maltrattamenti.

L'inchiesta ha consentito di far luce su una gestione non conforme alla legge, che gli investigatori hanno definito "illecita e truffaldina", dei centri di accoglienza. L'indagine ha preso avvio da alcuni fatti di violenza segnalati nel 2014 in alcune comunità di accoglienza. Le cooperative gestivano centri di accoglienza dove erano ospitati 196 minori per un giro d'affari di due milioni di euro.

Secondo la ricostruzione degli investigatori i minori stranieri sbarcati sulle coste italiane venivano definiti "zingari" e "porci", vittime di maltrattamenti, privati del diritto allo studio e di farmaci e costretti a vivere in locali con gravissime carenze sanitarie strutturali e privi di autorizzazioni, con la complicità di un ex dipendente del Comune di Catania, che vi dirottava i minori pur sapendo che non avevano i requisiti per la gestione.

Un altro amministratore, del Comune di Sant'Alfio, avrebbe rilasciato false certificazioni. E' il quadro che viene fuori dall'inchiesta. Una loro collaboratrice, accusata di maltrattamenti, è stata raggiunta da divieto di dimora. Nell'inchiesta sono indagate altre sette persone.

L'inchiesta ha consentito di far luce su una gestione non conforme alla legge, che gli investigatori hanno definito "illecita e truffaldina", dei centri di accoglienza. L'indagine ha preso avvio da alcuni fatti di violenza segnalati nel 2014 in alcune comunità di accoglienza. Le cooperative gestivano centri di accoglienza dove erano ospitati 196 minori per un giro d'affari di due milioni di euro.

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