ECCELLENZE

I fratelli Zappalà potenziano l’export in Giappone e Stati Uniti

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CATANIA. Un mosaico di Trinacria, dai tasselli «formaggiosi». È l’orgoglio-Sicilia della Zappalà, l’industria casearia che ha cuore e sede legale in terra d’Etna, stabilimenti a Ragusa e Caltanissetta, un export che raggiunge ormai 22 Paesi nel mondo. Il Giappone, innanzitutto, dove ogni giorno vengono sfornate 15 mila pizze con la mozzarella che nasce tra lo Ionio e il vulcano.

«Con i nostri risultati vogliamo dimostrare che anche qui sappiamo fare le cose, che non c’è bisogno di andare al Nord o all’estero», ha esclamato ieri Luigi Zappalà presentando a Zafferana con i fratelli Salvatore e Rossano il nuovo spot aziendale. S’intitola «Orgoglio di Sicilia», appunto.

Niente modelle, stavolta. I protagonisti a tavola sono loro, gli Zappalà. Genitori e figli: «Abbiamo proprio voluto metterci la faccia – ha spiegato Rossano – raccontando di una famiglia forte, solida. Non abbiamo recitato nessuna parte, perché noi siamo fatti così. La coesione tra di noi è il vero vantaggio competitivo in chiave di marketing». Ricordando le origini, la geniale intuizione di papà Alfio e mamma Angela che nel 1973 crearono un laboratorio artigianale divenuto industria alimentare nel 1986, la Zappalà sfodera adesso un presente fatto di certezze consolidate e piani ambiziosi di crescita sui mercati. I numeri attuali sono di tutto rispetto: settantacinque milioni di litri di latte lavorato ogni anno per produrre, tra l’altro, tre milioni e mezzo di chili di mozzarelle, due milioni e mezzo di formaggi e un milione di ricotta. Il 65 per cento del fatturato «mangia siciliano», il 25 arriva dal resto d’Italia «dove siamo leader nei prodotti tipici quali pecorini, treccione e ricotte», puntualizzano negli uffici del gruppo, e il 10 dalle esportazioni.

La quota estera è in crescita progressiva: «Costa fatica, ma questa è la formula che ci ha permesso di combattere la crisi e migliorare l’offerta rispondendo a una clientela molto esigente come quella nipponica». La società isolana, peraltro, ha recentemente venduto per il Giorno del Ringraziamento a una catena americana 150 mila pozioni di «ricotte sfiziotte» al limone, mentre 600 chili di fiordilatte vengono inviati ogni settimana a Dubai. I fratelli Zappalà non nascondono fatiche e difficoltà di una sfida: «Siamo gli ultimi dinosauri, produttori siciliani in competizione con gruppi che arrivano da fuori», ha commentato Luigi tra un sospiro e una risata. L’impresa di famiglia, intanto, è già entrata nella terza generazione con Alfio e Alfio Mario Zappalà impegnati negli incarichi di assistente alla direzione generale e di export manager, con Angela e la cugina omonima, responsabili dei controlli di qualità e gestione aziendale, e con Mariangela. Che ieri ha parlato di «Ho.Re.Ca. e Normal Trade Channel Manager», i suoi settori di competenza: «In questi ultimi due anni – ha puntualizzato Mariangela Zappalà, figlia di Salvatore – nel canale Ho.Re.Ca. (hotel, ristoranti e catering, ndr) siano stati partner di alcune tra le più importanti associazioni siciliane e nazionali di cuochi e pasticceri, collaborando con molti chef. Da loro sono arrivate idee validissime per migliorare la nostra offerta».

Anche da questo scambio di … saperi e sapori sono nate alcune nuove linee di produzione. Al recupero della tradizione, invece, si deve il lancio del pecorino siciliano dop: «Uno dei formaggi più antichi d’Europa, citato pure nell’Odissea di Omero, che ora riproponiamo abbinando artigianalità e sicurezza della lavorazione industriale», ha concluso Mariangela.

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