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Inchiesta per corruzione alla Pubbliservizi di Catania, chieste due condanne

inchiesta pubbliservizi, Catania, Cronaca
Il tribunale di Catania

CATANIA. Sei anni e due mesi di reclusione per l’ex presidente della Inchiesta per corruzione alla Pubbliservizi di Catania, chieste due condanne, Adolfo Maria Messina, e cinque anni e quattro mesi per il consulente della società partecipata dall’ex Provincia, Alfio Massimo Trombetta.

Sono le richieste al Gup Simona Ragazza, avanzate dai Pm Fabio Regolo e Fabio Saponara, a conclusione della requisitoria nel processo abbreviato per una presunta truffa emersa dall’operazione 'Cerchio magico' della guardia di finanza. La prossima udienza è stata fissata il 25 maggio con gli interventi degli avvocati Pietro Ivan Maravigna e Paolo Spanti.

Secondo l’accusa, dalle indagini sarebbe emersi quello che per la Guardia di finanza è «un collaudato sistema corruttivo orchestrato dall’ex Presidente della Pubbliservizi, Messina, e dal suo stretto collaboratore Trombetta che indirizzavano l'affidamento di lavori e servizi a imprese traendone svariate utilità». L’aggiudicazione degli appalti, sostiene la Procura di Catania, è «avvenuta in violazione della normativa di evidenza pubblica rappresentata dal Codice degli Appalti». Dall’inchiesta è sfociato un processo che si celebra col rito ordinario davanti al Tribunale.

Il legale dell’ex presidente della Pubbliservizi, l’avvocato Pietro Ivan Maravigna, esprime «una parziale delusione per le conclusioni della Pubblica Accusa per una, a mio avviso, insufficiente valorizzazione del contributo dato dal Messina alle indagini in relazione alla posizione di altri soggetti allo stato estranei al processo».

Secondo il penalista «il giudizio non è diretto ad affermare se le condotte ascritte al Messina , e da questi pacificamente ammesse, siano o meno eticamente reprensibili; quanto alla concreta verifica, in punto di diritto, che tali condotte integrino, in tutti i richiesti elementi costitutivi, fattispecie di reato. Le stesse condotte del Messina, infatti - sottolinea Maravigna - se poste in essere da soggetto non pubblico ufficiale, sarebbero perfettamente lecite. Adolfo Messina , così come tutti gli altri imputati, non rivestiva la qualifica di pubblico ufficiale e, pertanto, tutte le condotte poste in essere non realizzano i reati contestati».

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