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Pulizia nelle scuole, contratti non rinnovati A rischio 300 posti a Catania

CATANIA. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti Uil faranno oggi il punto della situazione, nel corso di una conferenza stampa a Roma.
E punteranno l'attenzione sulla «grave situazione degli oltre 24 mila lavoratrici e dei lavoratori degli appalti di pulizia delle scuole che il 28 febbraio vedranno scadere o diminuire drasticamente i loro contratti di lavoro».
Nella sola provincia etnea sono 297 i lavoratori impiegati nel settore delle pulizie nelle scuole, per conto di cooperative private, vincitrici di gare d'appalto. Nell'Isola sono invece intorno ai 2.300. A Catania e provincia sono due le ditte che si sono aggiudicate gli appalti per la pulizia nelle scuole pubbliche: la «Dussman» (che gestisce il settore a livello nazionale) e la «Pfe».
Le iniziative di protesta ci saranno e anche Catania avrebbe dovuto aderire allo sciopero nazionale indetto proprio per oggi. «Ma la situazione attuale del Governo — spiega Rita Ponzo, segretario generale Fisascat Cisl — e quindi la mancanza di un interlocutore al momento ci coglie di sorpresa. L'unica speranza è che questo sia veramente il Governo del fare perché vogliamo risposte concrete».
Secondo quanto spiegano i sindacalisti «la situazione negli Appalti di pulizia e servizi ausiliari negli istituti scolastici che coinvolge circa 24.000 lavoratrici e lavoratori Ex Lsu e dei cosiddetti appalti storici con inevitabili pesanti riduzioni di personale, ha raggiunto livelli gravissimi ed insostenibili che rischiano, in alcuni territori, di compromettere anche la sicurezza e la salubrità degli ambienti scolastici, con evidenti ripercussioni sugli alunni e sulle famiglie» Anche questo un aspetto per cui si batteranno i sindacati.
In Sicilia, intanto, si attende l'accordo quadro per avviare la cassa integrazione.
«Nella nostra isola — prosegue la sindacalista Rita Ponzo — è ancora tutto fermo. Le aziende vincitrici di appalto, che gestiscono il servizio di pulizia per le scuole, hanno cominciato a inviare procedure di licenziamento perché senza copertura finanziaria. In varie città siciliane quindi gli ex Lsu e gli Ata hanno protestato e continueranno a farlo per sensibilizzare la nostra regione sull'accordo quadro e sulla possibilità di avviare quanto prima gli ammortizzatori sociali».

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