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Scandalo della formazione a Catania, la Regione parte civile

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Anche l’Anfe nazionale ha deciso di presentare al giudice istanza come ente danneggiato dai trentaquattro imputati. Altri dieci dipendenti hanno fatto altrettanto

CATANIA. L'assessorato dell'Istruzione e della Formazione professionale della Regione Sicilia ha chiesto di essere ammesso come parte civile nel processo sulla presunta associazione finalizzata alla truffa aggravata, per il conseguimento di erogazioni pubbliche, che operava nella formazione professionale a Catania. Nel ciclone sono finiti in 34 con a capo Giuseppe Saffo, indicato negli atti come promotore e organizzatore dell'illecita associazione. Ieri davanti al gup Maria Paola Cosentino, che si sta occupando della vicenda giudiziaria scaturita in seguito all'operazione "Pandora" portata avanti dalla Procura etnea con i pm Giuseppe Gennaro e Alessandro La Rosa, si è presentato l'avvocato Giuseppe Zito che ha formalizzato la richiesta. Le medesime richieste sono state presentate da parte dell'Anfe nazionale, con gli avvocati Fausto Maria Amato e Antonella Mazzola, e da altri 10 dipendenti degli istituti incriminati. Si tratta dell'Anfe, l'Associazione Nazionale Famiglie degli Emigrati, l'Iraps, l'Istituto di Ricerche e Applicazioni Psicologiche e Sociologiche, l'Anfes, l'Associazione Nuove Famiglie degli Emigrati Siciliani, e l'Issvir, Istruzione Servizi Sport Volontariato Italiano e Regionale. I legali incaricati dall'Anfe hanno motivato la richiesta di essere parte nel procedimento considerato "il danno morale derivato all'immagine dell'Ente da tutti i fatti reato" contestati.

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