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IL PERSONAGGIO

Donatella Finocchiaro: «Bisogna educare i giovani, un film non si può vedere sullo smartphone»

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Debutterà a Vizzini nella regia teatrale con La Lupa di Verga. Ha girato La Stranezza con Toni Servillo, Ficarra e Picone. Ha una sceneggiatura pronta. E una ricetta per le sale cinematografiche
Catania, Cultura
Donatella Finocchiaro, madrina del Filming Italy Sardegna Festival

Donatella Finocchiaro, 51 anni, è forse ancora più bella di quando era Angela per Roberta Torre. «Debutterò alla regia teatrale, con La Lupa di Giovanni Verga, la prima sarà a Vizzini per il centenario dello scrittore. Comincio lunedì prossimo allo stabile di Catania», annuncia l’attrice siciliana, madrina del Filming Italy Sardegna Festival di Tiziana Rocca. E aggiunge: «In realtà mi volevano come protagonista femminile con la regia di Emma Dante, ma poi lei stessa mi ha detto: “Perché non lo fai tu? Dopo venti anni chi può dirigerti meglio di te”? Ci ho pensato un po' e poi ho detto sì».

Al festival è venuta con la figlia Nina, avuta nel 2014, a 44 anni, dal compagno Edoardo Morabito, che prima si è accovacciata dietro la sua sedia e poi, stanca, si è messa a saltellare nei giardini di Forte Village. Non solo Verga: Donatella Finocchiaro ha appena affiancato sul set Toni Servillo e Ficarra e Picone nel film La Stranezza firmato da Roberto Andò, in cui l’attrice, approdata al cinema dopo una laurea in legge, interpreta la moglie pazza di Pirandello. «Cosa dire? È stato un incontro stupendo con Toni Servillo, che in quasi tutte le scene combatteva con la mia follia. Era un attore che già stimavo molto e che ora stimo anche di più».

Finocchiaro è poi reduce della piece con Mario Martone, Il filo di mezzogiorno, spettacolo su Goliarda Sapienza, e ha pronta una sceneggiatura per un film di cui rivela solo il titolo, L’appartamento.

La sua ricetta per la sala? «Da quando, dopo il Covid, si è riaperto tutto, anche i cinema, ho sempre pensato che bisogna educare i giovani al grande schermo. Come si fa a vedere un film sullo smartphone? È assurdo. I registi a volte ci mettono mesi a studiare un’inquadratura e non è possibile vedere quelle immagini su un piccolo schermo. Bisogna educare al cinema inteso come un’opera d’arte». E ancora l’attrice: «Come mai poi i concerti vanno benissimo e invece al cinema non va nessuno? Forse bisogna anche rimodernare le sale. Penso al cinema Troisi di Roma che è davvero stupendo. Chi vuoi che vada in sale di periferia in cui a volte non c'è neppure il riscaldamento?».

Per quanto riguarda infine il ruolo di madre e attrice, sottolinea: «Essere madre è un’altra cosa che essere padre. È difficile da spiegare, si crea una simbiosi con i tuoi figli molto forte. E così se fai l’attrice e non sei mai dentro casa è difficile. I figli avvertono l’abbandono e quando si torna bisogna affrontare le loro reazioni, i loro risentimenti e bisogna ricucire».

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