L'OMICIDIO DI CATANIA

Veronica uccisa dall'ex. La rabbia del padre: le avevo detto di lasciarlo

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"Le dicevo sempre che bisogna stare attenti. Loro hanno altre culture, altre religioni , altri modi di vivere. Ma ora ogni parola è inutile, come diciamo noi siciliani, tutte chiacchere perse sono, Veronica non c’è più"

CATANIA. E’ morta a 30 anni Veronica Valenti, uccisa a coltellate. Vittima dell’ex fidanzato, Gora Mbengue, un senegalese di 27 anni, che si arrangiava a fare l’ambulante abusivo. Ferita a morte perché non voleva tornare con l’uomo, conosciuto un anno fa in discoteca, di cui non si fidava più perché le aveva più volte mentito.

Veronica era una donna solare. Impiegata all’Ikea, il colosso svedese con sede alla Zona industriale di Catania, era originaria di Belpasso, centro alle porte di Catania. Viveva con il padre in via Quarta Retta Levante, al civico 251. Orfana di madre, persa qualche anno fa per un tumore, Veronica aveva una sorella, Sonia, trasferita in America. Ogni giorno alla guida della sua Peugeot 107, la stessa in cui ha perso la vita, faceva avanti indietro tra Belpasso e Catania per andare a lavoro. Una vita tranquilla, una persona normale. “Veronica era una persona riservata – conosciuta da tutti in paese – racconta Salvo Licandri, che oggi ricopre la carica di presidente del consiglio comunale – la ricordo dai tempi del liceo, da quando andavamo allo scientifico a Paternò”.

In via Retta Levante, l’intero quartiere è sconvolto e sotto casa di Veronica è un continuo via vai di parenti, amici e colleghi di Veronica che portano una parola di conforto al padre Giuseppe. «Mia figlia è stata ammazzata senza pietà. Sono contento che i giornalisti la ricordano». Trattiene a stento le lacrime Giuseppe Valenti, tecnico specializzato in servizio alla base militare di Sigonella. Della relazione interrotta tra la figlia e il senegalese che l’ha uccisa racconta: «Io sapevo che si erano lasciati, che era tutto finito. Sono ragazzi, ma non pensavo affatto che potesse finire in questo modo».

Di Gora Mbengue sa poco: «Non l’ho mai conosciuto, solo di nome. L’ho visto in foto su Facebook. Eppure avevo sempre detto a Veronica di stare attenta, non sono razzista, però dicevo sempre che bisogna stare attenti. Loro hanno altre culture, altre religioni , altri modi di vivere. Ma ora ogni parola è inutile, come diciamo noi siciliani, tutte chiacchiere perse sono, Veronica non c’è più». Il dolore di Giuseppe Valenti è composto e le sue parole lasciano intravedere un barlume di speranza, nonostante il dolore per la perdita della figlia: «Sono felice che la questura l’ha arrestato spero nella giustizia». Veronica è morta, senza un reale motivo: l’ennesimo caso di femminicidio.

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