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Università di Catania, farmacia: smog e morti Galati: zero prove

In avvio di udienza ascoltato il preside Giuseppe Ronsisvalle su alcuni aspetti legati al lavoro della commissione sicurezza
Catania, Archivio

CATANIA. Processo per i veleni a farmacia. Nell’udienza di ieri erano programmate le arringhe. A sorpresa il professore Giuseppe Ronsisvalle, nella veste di preside di Scienze farmaceutiche e componente della commissione sicurezza insieme a Giovanni Puglisi e Francesco Paolo Bonina, ha chiesto e ottenuto dal collegio giudicante presieduto da Ignazia Barbarino, a latere Santino Mirabella e Giancarlo Cascino, di rilasciare spontanee dichiarazioni, prima che prendesse la parola il suo legale Pietro Nicola Granata che insieme all’avvocato Carmelo Galati lo assiste.
Il docente ha ripercorso i fatti incriminati partendo dalla descrizione dei luoghi. "Le scale - ha detto - e i pavimenti corrosi che si vedono nelle foto scattate nel 2011 sono di marmo di pessima qualità. C'è uno spazio aperto, di attraversamento delle apparecchiature pesanti, soggetto ad infiltrazioni d'acqua. Il nostro dipartimento è stato il primo a recepire le direttive per i laboratori chimici dell'Ateneo nel 1995. I manuali venivano consegnati a tutti gli studenti, aggiornati e somministrati anche a chi frequentava i dottorati di ricerca".
Un'attenzione che negli anni è proseguita, a dire dell’accusato, anche con altri atti che l'Università ha approvato. "Nel 1998 - prosegue il professore Giuseppe Ronsisvalle - c'è stata una segnalazione di odore di acetone nel laboratorio del secondo piano". Questa segnalazione ha avviato gli incontri che nel tempo si sono succeduti e che Giuseppe Ronsisvalle ha citato in ordine. "Nella seconda riunione - ha dichiarato - della commissione, è stato proposto di ispezionare e controllare i sifoni degli scarichi, verificare le cappe e i sistemi di aspirazione. Nella primavera del 2001 è emerso che la problematica poteva essere provocata da rifiuti tossico nocivi versati nei lavandini". Tubature, queste, che convogliavano nel seminterrato.
Una struttura assai particolare, quella della cittadella universitaria, considerando che "le cappe di aspirazione - ha affermato poi l'avvocato Granata - gettavano l'aria nel sistema di ventilazione degli uffici". Un'anomalia, per il legale, anche perché "gli odori di un laboratorio chimico siano particolari è normale". Non c'è prova, invece, che "le puzze - sottolinea il penalista - avessero carattere di nocività. Bisognava provare che le condutture fossero fatiscenti e si perdevano nel terreno. Il solo elemento erano gli odori fastidiosi, che sono stati denunciati per primi dai miei assistiti. All'Università per 30 anni pure loro sono rimasti in quei locali a respirare la stessa aria. Anzi, ne avranno respirato più di tutte le parti civili. Se c'è stato un reato, sono le vittime e non i carnefici".
Il clamore mediatico sul caso sarebbe riferito ai decessi, tra gli studenti, per tumore "ma sono di tipo diverso e le indagini non hanno evidenziato punte speciali rispetto alla popolazione di riferimento, che è quella della città di Catania. I consulenti del Pm hanno scavato nei terreni e non hanno trovato nulla. Manca, dunque, l'evidenza dell'inquinamento ambientale intorno ai locali del dipartimento di Farmacia", conclude il legale prima di chiedere l'assoluzione per il suo assistito.
La discussione sulle posizioni di Ronsisvalle, Bonina e Puglisi proseguirà nell’udienza, fissata per il 6 giugno, con l’arringa dell'avvocato Carmelo Galati, prima di cedere la parola ai difensori degli altri imputati. B
Bisognerà quindi aspettare l'estate o forse l’autunno prossimo per conoscere la sentenza di primo grado del processo. I giudici hanno programmato le prossime udienze e previsto per le repliche il mese di luglio con la possibilità di arrivare a conclusione anche dopo la pausa estiva.

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