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Fiorello presenta il suo nuovo film: un amore omosessuale fermato da un omicidio

Beppe Fiorello a "Che tempo che fa"
«Famiglie che vengono travolte dall'amore, ma non lo sanno gestire, non lo capiscono e decidono di usare violenza, di allontanare e di disconoscere i loro figli». In questa parte di intervista a Beppe Fiorello, ospite del talk della domenica "Che tempo che fa", l'attore e regista catanese Beppe Fiorello, riassume il senso del suo nuovo film "Stranizza d'amuri" che uscirà nelle sale cinematografiche giovedì 23 marzo.
Nella pellicola, che vede per la prima volta Fiorello dietro la macchina da presa nei panni di regista, si racconta la storia vera di due ragazzi di Giarre, paese in provincia di Catania, ritrovati morti nel 1980 per il solo fatto di amarsi.  Si parlò di suicidio o di omicidio-suicidio. Ma gli investigatori appurarono successuvamente che Giorgio Agatino Giammona e Antonio Galatola, vennero uccisi il 17 ottobre da un familiare minorenne. Dopo quell'avvenimento, proprio in Sicilia, precisamente a Palermo, nacque l'arcigay che ha come scopo sociale quello di tutelare i diritti degli Lgbt. Un movimento che oggi conta sedi in tutta Italia.
«Speravo di fare un film storico, una sorta di "come eravamo" - racconta Fiorello a Fabio Fazio - ma la realtà è che sono tanti ancora i ragazzi che subiscono discriminazioni, e non va bene. Io sono molto orgoglioso dei giovani siciliani. C’è una nuova generazione che parla, denuncia, anche grazie alla tecnologia. Oggi bisogna combattere insieme a questi giovani e io sono orgoglioso di essere siciliano. Ma esiste un bullismo che si consuma dentro le mura domestiche - continua il regista di "Stranizza d'amuri" - fatto dalle famiglie, dai padri, dalle madri, quando i ragazzi dichiarano la propria omosessualità e scatta un bullismo che rimane nascosto, contro cui nessuno può intervenire».

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