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L'OMICIDIO DI SANTA CROCE

Loris, la madre resta in carcere
"I giudici non vogliono credermi"

CATANIA. "Esaminata la richiesta" di annullamento degli arresti disposti per Veronica Panarello si "conferma l'impugnata ordinanza", si "condanna la ricorrente al pagamento delle spese del procedimento" e si "riserva il deposito delle motivazioni nei termini di legge". Con un sintetico dispositivo di una pagina il Tribunale del riesame di Catania rigetta la richiesta di scarcerazione della madre di Loris Stival, accusata di avere ucciso il figlio di 8 anni, il 29 novembre scorso a Santa Croce Camerina, nel Ragusano.

La donna è "delusa" perché, dice nel carcere di Agrigento dopo avere appreso la notizia, i giudici "non vogliono credermi". Veronica Panarello si era detta "fiduciosa" nei giorni scorsi e aspettava "con speranza" l'ordinanza per "potere tornare a casa e potere piangere sulla tomba di Loris".

I giudici della quinta sezione si sono riservati di spiegare nel dettaglio la loro decisione maturata dopo due 'udienze fiume' durate circa 18 ore: 12 il 31 dicembre e altri sei ieri. Per loro ci sono i gravi indizi di colpevolezza citati dal Gip Claudio Maggioni che il 12 dicembre scorso ha convalidato il fermo della donna, eseguito tre giorni da polizia di Stato e carabinieri, ed emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il perno dell'accusa, sostenuta dal procuratore Carmelo Petralia e dal sostituto Marco Rota, le presunte 'bugie' di Veronica Panarello. Dice di avere accompagnato Loris a scuola, ma le immagini dei sistemi di videosorveglianza, in un paese da 'Grande fratello' come Santa Croce Camerina, non inquadrano la sua auto vicino l'istituto Falcone-Borsellino. Davanti ai filmati lei ribadisce: "l'ho accompagnato a scuola". Per il Giudice delle indagini preliminari è la prova provata che la "donna mente" perché "è lei la responsabile del grave delitto".

Anche le fascette di plastica consegnate alle maestre di Loris sono una delle svolte dell'inchiesta, compatibili con quelle usate per strangolare il bambino. Fino a quel momento polizia di Stato, squadra mobile e carabinieri cercavano un uomo, un 'Orco'. L'ingiustificato gesto ha impresso un cambiamento e un'accelerazione alle indagini che si sono orientate su di lei, fino al suo fermo per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere.

Accuse che hanno retto al vaglio di un Gip e del Tribunale del riesame. Che però non convincono il suo legale: l'avvocato Francesco Villardita ribadisce quelle che definisce "le grandi criticità nell'ordinanza". E cita "l'errore nell'orario della morte di Loris", che secondo un perito di parte sarebbe avvenuta non tra le 9 e le 10 del sabato maledetto, ma alcune ore dopo, quando la mamma del bambino ha un alibi di ferro. E poi testimonianze che non sarebbero state "tenute in giusta considerazione", come quella di una donna che ha detto di avere parlato con Loris alle 9.30 in una piazza, salvo poi ritrattare perché non sicura che fosse accaduto il 29 novembre. "La decisione del Tribunale del riesame di Catania - sottolinea il penalista - è solo un passo in sede cautelare. Aspettiamo di leggere le motivazioni per ricorrere eventualmente in Cassazione. Resto convinto dell'innocenza della mia cliente e lo dimostreremo nelle sedi competenti".

Anche per la Procura l'inchiesta è tutt'altro che chiusa: "Le indagini continuano - precisa il procuratore Carmelo Petralia - sia sull'indagata sia sugli scenari in cui il delitto è maturato. Per il resto le ordinanze non si commentano".  Non la commenta neppure il padre di Veronica, Francesco Panarello, ma perché, dice, "è senza parole". Ma un giudizio sulla detenzione della figlia lo esprime dopo esserla andata a trovare nella prigione di Agrigento: "Ho solo voglia di piangere per le condizioni in cui ho visto mia figlia e per come la stanno trattando: nemmeno quelli al 41 bis...".    Per conto di Davide Stival, il papà di Loris che Veronica avrebbe voluto accanto, ma che non è andato a trovare la moglie, parla il suo legale, Daniele Scrofani: "Allo stato degli atti la decisione del Tribunale del riesame è per il mio assistito la conferma di un'ipotesi dolorosa".

Afferma di "non essere sorpreso", invece, Orazio Fidone, l'uomo soprannominato 'Il cacciatore', che ha trovato il cadavere in contrada Mulino Vecchio lo scorso 29 novembre. "Sinceramente - aggiunge - mi sarei sorpreso se l'avessero liberata". "Tutti si aspettavano una decisione diversa - rileva Antonella Stival, la prozia di Veronica sostenitrice della sua innocenza - ci speravamo, di certo non esultiamo". Invita a non cambiare idea il profilo Facebook aperto a sostegno della donna, 'Veronica Panarello è innocente', che al momento registra poco di 2mila 'mi piace': "resta in carcere, ma questa è la giustizia italiana, oggi qualcuno ride, domani piangerà" perché "abbiamo perso una battaglia, ma vinceremo la guerra!".

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