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BUCHE D'ORO

Corruzione all'Anas di Catania, tangenti anche del 20% su lavori mai finiti

Le tangenti che andavano ai funzionari dell’Anas di Catania, erano lucrate "su illegittimi risparmi di costi consentiti alle imprese" che, in accordo con capi centro, capi nucleo e rup dell’Area Tecnica Compartimentale di Catania, scovavano, tra le pieghe dei capitolati tecnici dei lavori loro affidati, ampi margini di manovra individuando le lavorazioni da non effettuare o da realizzare solo in parte.

Emerge dalla seconda tranche dell’operazione "Buche d’oro" della Guardia di finanza, culminata in otto arresti e una misura interdittiva. I pubblici ufficiali coinvolti, «così piegavano i loro poteri discrezionali di vigilanza e controllo - argomenta la procura - orientandoli al perseguimento di scopi criminali, in totale dispregio dei rilevanti interessi pubblici in gioco». Il profitto conseguito era pari a circa il 20% dei lavori appaltati e veniva assegnato per un terzo ai dipendenti Anas corrotti e, per la parte restante, restava nelle casse dei corruttori.

I Pm parlano di "mercimonio e dazione di tangenti" con "illegittimi risparmi di costi consentiti alle imprese» che, in accordo con funzionari Anas compiacenti, «scovavano, tra le pieghe dei capitolati tecnici dei lavori loro affidati, ampi margini di "manovra",
individuando le lavorazioni da non effettuare o da realizzare soltanto in parte". "I pubblici ufficiali coinvolti - accusa la Procura di Catania - piegavano i loro poteri discrezionali di vigilanza e controllo orientandoli al perseguimento di scopi criminali, in totale dispregio dei rilevanti interessi pubblici in gioco. Il profitto conseguito era pari a circa il 20% dei lavori appaltati e veniva assegnato per un terzo ai dipendenti Anas corrotti e, per la parte restante, restava nelle casse dei corruttori".

Complessivamente sarebbero state state versate tangenti per circa 93mila euro, e almeno in un caso con consegna di soldi avvolti nella carta stagnola, per chiudere gli occhi sui "lavori svolti in economia". Come confermato da funzionari Anas coinvolti, i vantaggi per l’impresa era nella mancata rimozione di parte del manto stradale usurato, dichiarare falsamente di avere messo più strati di asfalto e nel risparmio delle spese di trasporto del materiale in discarica. E i funzionari dell’Anas collusi certificavano che i lavori erano stati eseguiti a regola d’arte, secondo il capitolato dell’appalto. Così, accusa la Procura di Catania, le "buche" diventavano d’oro.

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