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Truffe a case di riposo e asili nido: 5 arresti anche a Catania

Sedici misure cautelari per estorsione, autoriciclaggio e truffe, reati consumati e tentati ai danni di asili nido e case di riposo di tutta Italia. L'inchiesta è coordinata dalla Procura della Repubblica di Potenza.

Otto persone (due in carcere e sei ai domiciliari) sono state arrestate dai carabinieri.  Le due persone arrestate e trasferite in carcere sono Mirko Cicirello, di 26 anni, di Torino, Alfio Cangelosi (30) di Moncalieri (Torino), ritenuti i promotori dell’associazione a delinquere. Sono ai domiciliari Patrizia Cangelosi (59) di Torino, Alfredo Cicirello (20), Anthony Pappalardo (23), Giovanni Santoro (42), Rosaria Caruso (37) di Catania e Pietro Santoro (26), questi ultimi cinque tutti di Catania.

I militari dell’Arma - tra le province di Torino, Catania, Brescia e Caserta - hanno eseguito anche altre otto misure cautelari emesse dal gip di Potenza: due di obbligo di presentarsi quotidianamente alla polizia giudiziaria e sei dell’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria.

Truffe a case di riposo e asili nido: nomi e foto degli arrestati

Le indagini sono cominciate dopo la denuncia presentata, dopo aver subito due estorsioni, dalla rappresentante legale di una scuola paritaria dell’infanzia di Oppido Lucano, in provincia di Potenza. In totale - secondo quanto ricostruito dagli investigatori - sono state cinque le estorsioni consumate e 132 quelle tentate dai componenti dell’associazione a delinquere.

A eseguire i provvedimenti nelle province di Catania e Torino sono stati i carabinieri del Comando provinciale del capoluogo lucano.

Le indagini hanno permesso di scoprire che i responsabili di asili nido e case di riposo "erano indotti a versare denaro su più carte di credito, intestate ad ignoti, con la minaccia che, in caso contrario - è specificato in un comunicato diffuso dal Comando provinciale di Potenza dei carabinieri - non avrebbero più ricevuto contribuiti regionali o ministeriali".

Le persone coinvolte nell’inchiesta - catanesi, residenti a Torino, e piemontesi «spesso legati fra loro da vincoli di parentela» - contattavano i rappresentanti legali di enti religiosi e cooperative socio-assistenziali, fingendosi dirigenti ministeriali e regionali e facendo credere che c'erano stati degli errori nelle assegnazioni dei fondi e quindi un’indebita percezione ai danni di un altro ente.

Gli indagati chiedevano poi di effettuare un bonifico di 2.490 euro su un conto corrente postale, corrispondente invece a una Poste Pay Evolution intestata a uno di loro: 2.500 euro è il limite massimo di prelievo da sportello per questo tipo di carte.

La minaccia era che, in caso di mancato e immediato pagamento, sarebbero stati bloccati gli altri fondi: ottenuto il versamento, da Torino, due persone - promotori, secondo gli investigatori, dell’associazione a delinquere - contattavano i loro famigliari che, a Catania, andavano a prelevare il denaro estorto, ne trattenevano una percentuale (tra il 20 e il 25%) e poi trasferivano la restante parte su altre poste pay intestate a ulteriori famigliari e complici residenti nel capoluogo piemontese.

 

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