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Delitto di Valentina Salamone ad Adrano, l'appello conferma l'ergastolo per Mancuso

Confermato l'ergastolo anche in appello per Nicola Mancuso, l’uomo di 42 anni accusato di avere assassinato nel luglio del 2010 nel Catanese la sua giovanissima amante, Valentina Salamone. Un delitto che inizialmente per degli errori giudiziari venne archiviato come suicidio, ma poi riaperto per l’avocazione da parte della Procura generale dell’inchiesta.

Oggi pomeriggio è arrivata la lettura della sentenza d’appello: la corte, presieduta da Elisabetta Messina a latere Sabrina Lattanzio, ha accolto la richiesta del procuratore generale Mariella Ledda di confermare in secondo grado il carcere a vita.

Durissima è stata la reazione dell’avvocato Rosario Pennisi, legale di Mancuso, che annunciando il ricorso per Cassazione ha commentato: «Aspettiamo con grande curiosità di leggere le motivazioni di una sentenza profondamente ingiusta emessa in violazione delle più elementari regole sulla valutazione della prova».

Non cambiano la loro posizione i genitori della ragazza, che hanno sempre sostenuto: «Non perdoneremo mai chi ha fatto questo a nostra figlia». I giudici d’appello hanno confermato l’ipotesi accusatoria secondo cui Valentina Salamone non si è suicidata, ma è stata uccisa dall’amante sposato. L’inchiesta della procura generale sulla morte di Salomone avvenne mentre l’imputato era in carcere per droga, poi condannato a 14 anni. Nei suoi confronti è stata anche emessa ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’omicidio.

Il 24 luglio del 2010 Valentina Salamone venne trovata impiccata a una trave all’esterno della villa di Adrano in cui era stata ospite per il weekend insieme con un gruppo di amici, e tra questi anche Mancuso. Il suo corpo, trovato con le mani intrecciate nel cappio, venne scoperto da alcuni operai dell’Enel che erano a lavoro in zona e diedero l’allarme. Il caso fu archiviato frettolosamente come suicidio salvo poi essere riaperto nel marzo successivo, con il coinvolgimento di Mancuso, sposato e padre di tre figli, con cui Valentina aveva da tempo una relazione clandestina. Secondo la ricostruzione processuale Valentina sarebbe stata uccisa dal Mancuso per 'abietti e futili motivi', tramite impiccagione. All’epoca dei fatti la ragazza, che aveva avuto diverse esperienze come modella, aveva diciannove anni e sognava di diventare assistente sociale.

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