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INTERROGATORI

L'inchiesta sulla sanità a Catania, gli indagati in silenzio davanti al Gip

Catania, Cronaca
I carabinieri durante l'indagine

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere al gip i tre medici e il dirigente amministrativo posti agli arresti domiciliari il 29 aprile scorso dai carabinieri nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Catania sulla sanità. Al centro delle indagini incarichi nell’ambito di progetti finanziati e approvati dall’assessorato alla Salute della Regione Siciliana attribuiti a «predestinati» o a congiunti attraverso bandi predisposti ad hoc ed esami pilotati nel concorso per la nomina a direttore amministrativo dell’Ordine dei medici di Catania. La linea dei difensori, gli avvocati Giampiero Torrisi, Salvatore Di Dio, Piergiuseppe De Luca, Pietro Ivan Maravigna e del professore Giovanni Grasso, è di valutare attentamente il grande volume di documenti che fanno parte del fascicolo.

L’interrogatorio di garanzia si è svolto nel palazzo di Giustizia davanti al gip Simona Ragazzi. Gli indagati sono Giuseppe Arcidiacono, 65 anni, dirigente medico dell’Arnas Garibaldi di Catania, esponente di FdI che si era candidato a sindaco di Catania, poi ritiratosi per appoggiare Enrico Trantino, sostenuto da tutto il centrodestra; Nunzio Ezio Campagna, 61 anni; Sebastiano Felice Agatino Ferlito, di 69, e un ex funzionario amministrativo dell’università di Catania, Gesualdo Antonino Missale, di 52. Sono indagati per turbata libertà degli incanti e del procedimento di scelta del contraente e corruzione per atti contrari al proprio dovere.

Nell’inchiesta sono indagate altre 13 persone, per otto delle quali la Procura ha chiesto l’emissione di una misura interdittiva che sarà decisa dal Gip dopo il loro interrogatorio, fissato per il 5 maggio. Tra loro anche due ex assessori regionali, Ruggero Razza (FdI) e Antonio Scavone (Mpa), indagati per turbata libertà di scelta del contraente per la nomina di due professionisti per altrettanti progetti, e il presidente dell’Ordine dei medici di Catania Ignazio La Mantia, che è accusato di turbata libertà degli incanti per aver favorito un candidato a un concorso a dirigente all’Ordine etneo. Al centro dell’inchiesta un’indagine dei militari del nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Catania.

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