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TERZO SETTORE

Gravina di Catania, riuso sociale dei beni confiscati: presentati i progetti

Si è svolta a Gravina di Catania, davanti le ville confiscate alla famiglia Zuccaro del clan Santapaola, la conferenza stampa delle associazioni per illustrare i progetti per il riuso sociale dei beni confiscati alla mafia. I progetti sono stati presentati all’Agenzia Nazionale per i beni sequestrati e confiscati lo scorso gennaio, nell’ambito del bando per l'affidamento degli immobili agli enti del terzo settore.

Alla conferenza stampa sono intervenuti Giovanni Caruso e Matteo Iannitti per i Siciliani giovani, Dario Pruiti e Saro Rossi di Arci Catania, Nicola Grassi di Asaec Antiestorsione, Manuele Manente del Co.p.e., Renata Cardì dell’associazione Oltrefrontiere, Maurizio Musmeci del circolo etneo di Legambiente.

"In questi mesi di denunce sulla malagestione dei beni confiscati alla mafia da parte delle Istituzioni, dopo essere venuti qui a Gravina a constatare lo stato di abbandono, la vandalizzazione e persino l’occupazione delle ville confiscate, abbiamo preteso un deciso intervento delle Istituzioni per non vanificare le ragioni della Legge Rognoni La Torre - hanno dichiarato i rappresentanti delle associazioni -. Oggi siamo qui per dimostrare che mentre chiediamo allo Stato di fare il suo dovere, noi siamo pronte e pronti a fare la nostra parte, presentando proposte di gestione dei beni confiscati con l’obiettivo di dare nuova vita agli immobili e restituirli alla collettività". La rete di associazioni ha presentato il progetto "Caracol - Villaggio solidale" volto a trasformare alcune delle ville confiscate alla famiglia Zuccaro in centri di aggregazione sociale. E’ prevista la creazione di una sala d’incisione per giovani musicisti, un centro di formazione sui temi dell’inclusione, della mobilità internazionale, dell’antimafia sociale, uno sportello di lotta e denuncia al racket e all’usura.

Il nome Caracol deriva dall’esperienza zapatista. I Caracol sono i villaggi del Chiapas dove si sperimenta la condivisione e l'autogoverno. Gli spazi saranno messi a disposizione di associazioni, cittadine e cittadini del territorio per realizzare e proporre attività. Il progetto Caracol - Villaggio Solidale è stato presentato da I Siciliani giovani, Arci, Asaec, Co.p.e. e Oltrefrontiere. E’ stato presentato all’ANBSC anche il progetto "Bosco d’Incanto" volto a restituire alla collettività un bosco confiscato alla mafia in via Cozzarelle a Pedara, nel parco dell’Etna. Un piccolo bosco confiscato decenni fa a un imprenditore a disposizione del clan Laudani. Un terreno probabilmente destinato a speculazione edilizia e salvato dalla confisca. Un bosco di querce, in parte deturpato dalle discariche abusive e in parte rimasto incontaminato. Il progetto è volto a valorizzare l’intera area, realizzando percorsi didattici e naturalistici.

Inoltre uno spazio del bosco sarà destinato all’arte e alla musica, attraverso eventi ed attività svolte in totale armonia con la natura. Il progetto "Bosco d’Incanto" è promosso da Arci, I Siciliani giovani, Legambiente Circolo Etneo, Spazio Oscena. Con il patrocinio e il sostegno del Comune di Pedara.

La presentazione di questi progetti costituisce solo un primo passo verso l’effettiva fruibilità dei beni confiscati. Adesso toccherà all’Agenzia Nazionale esaminarli e assegnare i beni alle associazioni che hanno presentato le proposte migliori. "E' stata un’impresa davvero difficile presentare questi progetti - dichiarano le associazioni - per via delle condizioni dei beni, spesso abusivi o in pessimo stato, per via dei termini del bando che ignoravano la natura no profit delle associazioni. Nonostante questo abbiamo deciso di andare avanti e presentare le nostre proposte. Per continuare il nostro impegno affinchè, nonostante l'arroganza dei clan e la mala gestione delle Istituzioni, i beni confiscati possano davvero essere riutilizzati per scopi sociali".

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