LA LETTERA

Catania, sindacati e associazioni contro il dissesto: "I governi intervengano"

«I governi nazionale e regionale intervengano urgentemente, così come per altre grandi città italiane, innanzitutto con aiuti economici, per affrontare l'immediata crisi di liquidità e consentire al Comune di garantire l’ordinaria amministrazione».

È la richiesta di sindacati e associazioni sulla dichiarazione di dissesto finanziario del Comune di Catania contenuta in una lettera aperta al premier Giuseppe Conte, al governatore Nello Musumeci, e per conoscenza al prefetto Claudio Sammartino.

«Gli interventi economici - si legge nella missiva - devono essere tali da garantire salari ai dipendenti comunali ed alle cooperative sociali, nonché il funzionamento dei trasporti, dei servizi sociali, delle manutenzioni e di poter espletare le gare per i rifiuti e liquidare le aziende private creditrici. Auspichiamo infine che, dopo il pronunciamento negativo della Corte dei Conti, la politica possa agire con senso responsabilità».

«Per questo - aggiungono - riteniamo indispensabile che tutti gli schieramenti, raggiungano il giusto raccordo per trovare soluzioni urgenti ma anche a medio termine in cui si possano individuare tutti gli strumenti possibili per il superamento di questa grave crisi economica».

Sindacati e associazioni parlano di «incubo per la quotidianità ed il futuro di circa diecimila lavoratori interessati tra diretti e dipendenti dalle Partecipate, oltre che per i dipendenti delle imprese creditrici che rischiano in tal modo di fallire».

«Sono a serio rischio i servizi sociali a domanda individuale - sottolineano - e quelli essenziali: asili nido, assistenza anziani e disabili, assistenza educativo assistenziale. Catania è una città che, pur avendo 315.000 abitanti, offre servizi a circa 800.000 persone».

Sindacati e associazioni segnalano a Prefetto di Catania la «preoccupazione per le tensioni che stanno maturando» che «potrebbero presto portare a conseguenze drammatiche per migliaia di famiglie catanesi». Il documento è firmato da Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Legacoop Sicilia orintale, Confcooperative Sicilia, Unicoop Uneba, Confindustria, Cna, Confcommercio e Confesercenti.

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