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TESTIMONIANZE

Dopo le accuse di violenze, a Catania le ginnaste tornano in pedana senza gioia

Catania, Sport
Alessia Maurelli (a sinistra) e Martina Santandrea

C'è l'ombra delle denunce di pesanti vessazioni presentate da ex atlete che hanno scosso il mondo della ginnastica italiana sulle gare del Campionato italiano individuale di specialità Gold Junior e Senior di ginnastica ritmica iniziate a Catania. A contendersi i titoli sono 299 atlete di 140 società provenienti da tutta Italia.

Le esibizioni delle ragazze continueranno fino a domenica prossima sotto lo sguardo del consigliere della Federazione ginnastica d'Italia Francesco Musso che parla di "doccia fredda". "Anche noi - dice - siamo rimasti sorpresi perché non sapevamo nulla, per cui stiamo verificando. Se le medaglie devono arrivare con un torto alle ginnaste ci accontentiamo che ne arrivino di meno, ma che facciamo un lavoro corretto".

A essere scosso e' tutto il mondo della ritmica. Alessia Maurelli, 26 anni, capitana delle 'farfalle' una delle ginnaste più titolate in attività con oltre 100 medaglie conquistate, in una dichiarazione all'ANSA si dice "profondamente rattristata". "Confesso - aggiunge - l'enorme disagio e malessere mio e delle Farfalle in questi ultimi giorni qui a Desio, è impensabile mantenere calma mentre lo sport che amo è avvolto da una nube nera. Mi dispiace che nessuno di noi sia stata in grado di capire fino in fondo il malessere di alcune mie ex compagne di squadra, sono sicura che grazie alle indagini verrà fatta chiarezza, e mi auguro che si possa prendere spunto per migliorare e lavorare su ciò che non ha funzionato. Questo sport non si spegnerà".

Per questo si gareggia a Catania, anche se con la 'nube nera' di cui parla Maurelli. Le accuse sono state una "bomba esplosa in casa" che "rischia di ledere i grandi risultati ottenuti" per la presidente del Coni Sicilia Enza Limoli, che sottolinea la necessità di "valutare e capire". "Chi si avvicina ad uno sport a livello agonistico - aggiunge - sa che va incontro a delle regole. Gli eccessi sono un'altra roba e li lasciamo a chi deve verificare se ci sono stati più o meno".

Nel PalaCatania sembra viga la regola del 'silenzio' tra atlete e tecnici, nessuno parla e nessuno li può avvicinare: "sono concentrate sulle gare", è la risposta ufficiale, mentre c'è chi si allena e chi gareggia in un'atmosfera apparentemente senza la consueta gioia che accompagna questo tipo di manifestazione. Gli spalti dell'impianto sono gremiti di mamme venute ad accompagnare le loro figlie, ginnaste e tecnici. "Una volta, 3-4 anni fa - dice una di loro venuta dalla Toscana - a mia figlia hanno razionato il cibo. Era una sorta di ritiro. Però io l'ho fatta vedere ad una pediatra che ha detto che non andava bene questa cosa perché la bambina era in crescita. Non è più successo e non abbiamo preso provvedimenti". Certo, osserva, pensa che quello è stato segnalato "sia possibile che sia successo veramente, però - sottolinea - sta anche ai genitori e all'atleta stessa denunciare ai genitori quello che succede e prendere delle decisioni". Una ricostruzione condivisa da un'altra mamma, venuta dal Lazio: "Penso che queste cose accadano un poco ovunque - ipotizza - sia nelle palestre sia nelle scuole. Bisogna che le ragazze si facciano coraggio e parlino non solo con la famiglia, ma un poco con tutti. Quindi - afferma - hanno fatto bene le ragazze che hanno parlato. Però è strano che lo abbiano soltanto adesso, una volta che sono uscite fuori dal mondo dello sport".

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