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Belpasso, sono 57 i beni confiscati alla mafia: i giovani del Pd si candidano per la gestione

BELPASSO. Si è discusso di beni confiscati alla mafia nell'aula consiliare di Belpasso. Al dibattito hanno preso parte, assieme a tante giovani, il sottosegretario alla giustizia Giuseppe Berretta e la senatrice del Pd Rosaria Capacchione componente della commissione nazionale antimafia. L'incontro, promosso dai Giovani Democratici, Rete Nazionale Universitaria e Federazione degli studenti, ha voluto puntare l'attenzione su come sfruttare, magari facendo impresa coinvolgendo i giovani, i beni confiscati alla mafia. Dibattito che ha preso spunto dalla presentazione del regolamento comunale per l'assegnazione dei beni confiscati, elaborato da Alfio Platania, vice segretario dei Giovani Democratici di Belpasso: «Nel nostro territorio - afferma Alfio Platania - sono presenti almeno 57 beni confiscati alle organizzazioni mafiosi. Vogliamo dare un preciso segnale della nostra capacità di trasformare un bene della mafia in qualcosa di positivo, in grado di promuovere sviluppo e lavoro». Al dibattito hanno anche presenziato Martino della Corte, comandante del nucleo operativo dei carabinieri della compagnia di Paternò, Rosario De Fazio, comandante del locale comando stazione, Rosario Cunsolo presidente dell'associazione antiracket e antiusura Libera Impresa. «È importante che i beni confiscati alla mafia così come le imprese in odore di mafia - afferma Giuseppe Berretta - non finiscano fuori dal mercato del lavoro. Infatti non ha senso vedere i dipendenti di una impresa confiscata in grosse difficoltà, con il rischio di perdere il lavoro». «Bisogna - prosegue Berretta - creare gli opportuni vantaggi per questi lavoratori». Per una burocrazia più snella nell'assegnazione dei beni confiscati ha parlato Rosaria Capacchione nel suo intervento: «Dai beni confiscati si può ripartire per creare una economia sana e più libera; è necessario riprodurre una burocrazia meno macchinosa nell' assegnazione». Tuttavia, mentre a Belpasso si parla di regolamentare l'assegnazione dei beni confiscati alla mafia, a Paternò, un immobile confiscato ad un clan locale e assegnato al comune paternese, è stato nel periodo natalizio, dapprima vandalizzato e poi distrutto dalle fiamme appiccate, con ogni probabilità, dagli stessi mafiosi in segno di sfida allo Stato. Il tutto nel silenzio più totale delle istituzioni locali, le quali hanno preferito concentrare l'attenzione sulla creazione della "Casa del cantastorie", anzichè trovare l'opportuna soluzione amministrativa per sfruttare al meglio un bene, consegnato al comune di Paternò dall'Agenzia nazionale per i beni confiscati alla mafia, nel gennaio del 2013. Un anno di "riflessione" pagato a caro prezzo: «Devo dire che si è trattato di una sconfitta per la politica e le istituzioni paternesi - ha dichiarato con amarezza Giuseppe Di Benedetto, consigliere comunale paternese del Pd che ha partecipato all'incontro -. Un fatto su cui tutti noi dobbiamo riflettere».

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