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Immigrazione, l'arcivescovo Gristina ricorda le 13 vittime del naufragio

CATANIA. «Oggi abbiamo pregato e la preghiera non è evasione, ma è innanzitutto ricordare tutti i fratelli e le sorelle che hanno trovato la morte in queste condizioni». Lo ha detto l'arcivescovo metropolita di Catania, Salvatore Gristina, al termine della cerimonia intereligiosa per le 13 vittime del naufragio avvenuto la notte tra il 18 e il 19 aprile scorso, al largo della Libia. Nel giorno dei funerali si sono riuniti in preghiera cristiani, coopti e musulmani.

«La preghiera significa anche l'umile consapevolezza - ha aggiunto Gristina - che si tratta di un grande problema è che abbiamo bisogno di lavorare tutti uniti e di una particolare assistenza del Signore. La preghiera non ci deresponsabilizza, la preghiera vuole essere un
trovarci insieme e umilmente chiedere al Signore di convertirci, di farci pensare e di agire in modo sempre più umano. Catania ha voluto esprimere tutta questa realtà anche se il contesto certamente è quello del dolore e dobbiamo sempre più muoverci verso questi sentieri di umanità e di solidarietà. Sempre con più sensibilità - ha concluso Gristina - dobbiamo farci carico di queste vicende. Nessuno, nè persona, nè istituzione può tirarsi indietro: tutti siamo impegnati».

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