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ACI CATENA

Tangenti: fermati sindaco, consigliere e imprenditore

ACICATENA. Soddisfazione: "Ho un bella notizia da darti". Stupore: "15 mila euro in una volta sola non li avevo visti in vita mia". Paura: "Dobbiamo andare in un posto dove non ci sono telecamere". Precauzioni: "Spegni il telefonino, togligli la batteria".

Ma non bastano: la voce del consigliere comunale di Aci Catena, Orazio Barbagallo, presidente della commissione Bilancio, è intercettata dalla Dia di Catania mentre parla con il suo sindaco, Ascenzio Maesano, e l'imprenditore Giovanni Cerami, che sono stati fermati per corruzione contraria ai doveri d'ufficio.

Al centro dei colloqui, ritiene la Procura distrettuale etnea, una tangente da 15 mila euro che l'imprenditore ha consegnato al consigliere comunale, che l'ha poi equamente divisa con il sindaco, per il rinnovo del contratto di fornitura del servizio di assistenza e manutenzione dei sistemi software e hardware del Comune di Aci Catena e l'aggiudicazione del progetto esecutivo 'Home Care' finanziato dall'Unione europea con 252.000 euro. Ma contratti tra l'imprenditore e il Comune risalirebbero al 1996, e si sta indagando a "tutto campo" perché da tempo la Dia di Catania, diretta dal capocentro Renato Panvino, ha avviato indagini sul sindaco.

E 'ascolta' anche: come la telefonata di Barbagallo con Cerami durante la quale i due, usando un linguaggio criptico, avrebbero concordato di vedersi di lì a poco: "vieni vestito leggero, leggerissimo... mi capisci? E poi ci andiamo a prendere qualcosa in campagna", dice il consigliere comunale. L'imprenditore, secondo gli investigatori, comprende che il linguaggio criptico sia un invito a lasciare a casa il cellulare, risponde: "Ho capito... facciamo questa gitarella con la famiglia...".

E' un Barbagallo invece soddisfatto quello che chiama il sindaco per avvisarlo di "avere una bella notizia" da dargli. Si vedono in campagna in un posto isolato, e per evitare di essere ascoltati alzano anche il volume della radio. Ma la Dia intercetta le loro voci mentre si dividono a metà i 15 mila euro: "se te ne devo dare di più dimmelo...", dice Barbagallo.

Ma Maesano si dice soddisfatto: "no, sono giusti...". Per il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, "c'era una fuga di notizie". E per per evitare la fuga degli indagati ha disposto il fermo dei tre. "Siamo intervenuti su un episodio specifico, provato da una intercettazione ambientale importantissima, ma - osserva Zuccaro - è ovvio che l'indagine ha risvolti più ampi e su questo continueremo le indagini".

Il 'faro' della Procura si era acceso da tempo su Maesano, che siede nel consiglio comunale di Aci Catena dal 1990, ad eccezione del periodo 2008-2012. Dal 1994 al 1999 ne è stato presidente, per diventarne sindaco nello stesso 1999 fino al 2008. Si è candidato per tre volte alla Regione, ma risulta primo dei non eletti, subentra virtualmente, nel 2012, ma soltanto per meno di due mesi, a un collega del Pdl che lascia l'incarico perché prima arrestato, ma poi reintegrato. E' stato anche assessore alla Provincia di Catania.

E poi nel 2012 ha vinto, alla guida di una coalizione di centrodestra, il ballottaggio a sindaco. E durante quest'ultimo mandato ha realizzato nel suo Comune lo 'Sportello legalità e sviluppo economico' e 'L'ora della legalità' nelle scuole medie, perché, spiegava, "è l'unica strada per la crescita dei territori". Di lui parla il pentito Gaetano D'Aquino che dice il clan Cappello lo avrebbe appoggiato nel 2008 nella sua candidatura alle Regionali, ma lui ha negato e annunciato querela per calunnia. In passato è stato a processo, e assolto, con altri imputati, compreso Vittorio Cecchi Gori, dall'accusa di corruzione elettorale per la candidatura alle Politiche del 2001 del produttore cinematografico nel collegio di Acireale.

 

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