L'INCHIESTA

Droga e armi tra la Sicilia e l'Albania, coinvolto anche un ex ministro

TIRANA. L’inchiesta che ha portato due giorni fa allo smantellamento di un’organizzazione criminale composta da italiani ed albanesi dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti e di armi, ha coinvolto anche l’ex ministro albanese dell’Interno Saimir Tahiri.

Nelle intercettazioni dei trafficanti albanesi che fornivano di marijuana le "piazze" di spaccio di Catania e delle provincie di Ragusa e Siracusa, per un giro d’affari complessivo di oltre 20 milioni di euro, spunta anche il suo nome.

Moisi Habilaj, uno dei tre albanesi arrestati, risulta essere un parente di Tahiri, in carica dal 2013 fino alla scorsa primavera. Un legame denunciato già due anni fa da un ex ufficiale di polizia, Dritan Zagani, secondo il quale i fratelli Habilaj svolgevano tranquillamente la loro attività a Valona sulla protezione della polizia, grazie al fatto di essere cugini del ministro.

Ed è Habilaj che fa il nome di «Saimir», identificato dagli inquirenti italiani di essere «Tahiri, un politico albanese», mentre parla di soldi da dare a lui (30 mila euro), di braccialetti da alcune migliaia di euro per la moglie e la madre di Tahiri, e di 5 milioni di euro che l’ex ministro avrebbe ottenuto solo in un mese.

Sul caso è scoppiata una vera e propria bufera politica. Il Partito democratico, principale formazione di centro destra all’opposizione, guidata da Lulzim Basha ha chiesto l’arresto dell’ex ministro. Per il premier albanese invece, «la giustizia deve andare fino in fondo a questa storia senza perdere tempo e fare piena luce sui fatti. Gli albanesi devono sapere tutta la verità».

© Riproduzione riservata

PERSONE:

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook
  • Seguici su
X