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Home Cronaca Mafia a Catania, Carmelo Salemi il boss che incuteva terrore agli affiliati: "Fagli venire i vermi..."
CLAN PICANELLO

Mafia a Catania, Carmelo Salemi il boss che incuteva terrore agli affiliati: "Fagli venire i vermi..."

Capo indiscusso, lo dicono i collaboratori di giustizia, lo rivelano anche le intercettazioni. È Carmelo Salemi il boss di una delle storiche roccaforti della famiglia catanese di Cosa nostra. Lo è stato probabilmente da ottobre 2016 fino a maggio 2020 quando hanno avuto fine le indagini sul blitz Picaneddu che oggi ha portato nove persone in carcere, ma nella lista degli indagati ci sono anche due ricercati e quattro (fra cui una donna) per i quali è scattato l'obbligo di dimora.

A Carmelo Salemi viene contestata anche l’aggravante di aver commesso il reato di associazione mafiosa durante il periodo di sottoposizione alla misura di prevenzione personale. La sua appartenenza al gruppo mafioso viene confermata dalle immagini in possesso degli investigatori, dalle conversazioni intercettate e dalle dichiarazioni fatte dai collaboratori di giustizia Antonio D'Arrigo, Dario Caruana, Santo La Causa, Fabrizio Nizza, Giuseppe Scollo, Salvatore Viola e Orazio Farina.

Il soprannome del boss

Carmelo Salemi veniva chiamato con il soprannome “il mare” nel corso delle conversazioni intercettate. Secondo gli investigatori non ci sono dubbi che nei dialoghi tutti si riferissero a lui con quella definizione. In una intercettazione del 3 marzo 2018 Giuseppe Russo, uno degli arrestati riferiva a Vincenzo Dato, arrestato nel 2018 e all'epoca latitante, che “lui” sarebbe partito quella sera con la macchina del “mare”. Il riferimento è ad Andrea Caruso, tra gli arrestati nel blitz, che quella sera era partito dalla Sicilia per recarsi da Salemi al quale avrebbe dovuto anche lasciare l’auto. Secondo gli investigatori è certo che il “mare” fosse il soprannome del boss.

Le intercettazioni

Il ruolo di Salemi al vertice del clan emergono, innanzitutto, da una conversazione registrata il 3 marzo 2018. Vincenzo Dato, all’epoca latitante, discuteva con Giuseppe Russo del comportamento di Vincenzo Scalia, criticato da entrambi. Durante il dialogo, in più occasioni, veniva citato “il mare" affinchè decidesse quali provvedimenti prendere. Secondo Dato occorreva intimorire Scalia ("sì... e tu fagli venire i vermi") dicendogli di aver già parlato con Salemi ("digli: Già io ho parlato con il mare") . In questo modo Scalia si sarebbe convinto a versare le somme di denaro indebitamente trattenute. Secondo gli investigatori questo dialogo conferma il ruolo di leader indiscusso di Salemi.

Le dichiarazioni dei collaboratori

Nel corso dell’interrogatorio del 13 marzo 2018, in particolare, Antonio D'Arrigo ribadì che Salemi era stato incaricato della reggenza del “gruppo” di Picanello subentrando a Giuseppe Russo e a Vincenzo Dato. Specificò, inoltre, di conoscerlo personalmente da almeno trent’anni e ricostruì, in maniera dettagliata, il modo in cui era venuto a sapere, mentre era in carcere, che Salemi era responsabile del gruppo.

"So che è lui il responsabile in quanto noi detenuti del gruppo lo abbiamo saputo in carcere dai colloqui carcerari". E ancora: "Noi sapevamo che ad amministrare i nostri stipendi era Melo Salemi che era divenuto responsabile appena finito l’obbligo di residenza a Riposto".

 

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