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Daidone rimane all’Ars: «Si è dimesso in tempo»

La Corte d’appello dà ragione al deputato di FdI di Catania. Hanno perso i ricorsi in appello: Nicolò Catania (FdI) e Davide Vasta (Sud chiama Nord), ai quali sono subentrati Giuseppe Bica e Salvatore Giuffrida

Il deputato di Fratelli d’Italia Dario Daidone, presidente della commissione Bilancio, rimane all’Ars. La Corte d’appello del tribunale di Palermo ha accolto le deduzioni del deputato che in primo grado aveva perso il ricorso presentato da Carmelo Nicotra, primo dei non eletti, secondo cui Daidone era ineleggibile in quanto prima aveva un incarico all’Irfis, come consigliere di amministrazione, da cui, per candidarsi, non si sarebbe dimesso nei tempi stabiliti dalla legge.

Daidone aveva spiegato che le dimissioni le aveva presentate nei termini e che la colpa del ritardo nella registrazione delle proprie dimissioni presso il Registro delle imprese era da attribuire a ragioni di protocollo della Camera di Commercio. Nella sentenza si legge, infatti, che «il Tribunale non aveva tenuto conto del fatto che lo stesso si era dimesso dalla carica di Consigliere di amministrazione dell’Irfis il 26 luglio 2022 e che già il 2 agosto 2022 il notaio aveva depositato presso la Camera di Commercio la variazione del CdA, mentre il successivo 3 agosto la società aveva pubblicato sul proprio sito istituzionale la predetta cessazione dall’incarico».

A questo punto, sono due i deputati che hanno dovuto lasciare l’Ars per ineleggibilità avendo perso anche in appello due ricorsi: Nicolò Catania (FdI) e Davide Vasta (Sud chiama Nord) ai quali sono subentrati Giuseppe Bica e Salvatore Giuffrida. Un quarto deputato, Giuseppe Catania (FdI), è in attesa della sentenza d’appello.

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