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Sgravi fiscali per i Comuni dell'Etna coperti dalla cenere vulcanica, pronta petizione con 2.700 firme

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La petizione con la quale i cittadini dei Comuni dell'Etna chiedono allo Stato italiano uno sgravio fiscale (viste le spese che ciascun cittadino ha sostenuto e continua a sostenere) e un sostegno per le future problematiche sanitarie che si presenteranno a causa della continua caduta di cenere vulcanica e tefra ha superato del 2750 firme.

L’iniziativa, lanciata nei mesi scorsi dall’ingegnere Rosario Melissa, che è anche docente delle superiori, sta ottenendo un corale consenso da parte cittadini, che sono invitati a firmare.

La petizione è stata inoltrata alla Camera dei Deputati e al Senato, che pur avendone preso visione, non hanno ancora dato delle risposte concrete.

Spiega Melissa: “Spero che almeno da una delle due venga presa in considerazione”. Obiettivo della petizione è quello di avere per cittadini uno sgravio fiscale (viste le spese che ciascun cittadino ha sostenuto e continua a sostenere) e un sostegno per le future problematiche sanitarie che si presenteranno a causa della cenere: problemi agli occhi, allergie e soprattutto danni alla respirazione. Sarebbe auspicabile che questi sostegni fossero inseriti sulla prossima legge di bilancio.

Negli ultimi mesi i vari Comuni della fascia etnea hanno accumulato oltre 100.000 tonnellate di lapilli e cenere derivata dal vulcano. Un dato di fatto è che la situazione ormai non è più straordinaria perché è divenuta una ordinaria quotidianità la convivenza con tale fenomeno. Nella petizione si chiedono atti concreti. Tutti i Comuni, i sindaci o in generale le amministrazioni comunali etnee, oltre che la Città metropolitana di Catania e la Regione Sicilia, insieme devono fare fronte unico e comune per fronteggiare quella che ormai è andata molto oltre ad una normale emergenza, rivolgendosi immediatamente allo Stato.
Ciò che gli enti locali hanno fatto sino ad ora non basta ai promotori della petizione, che non si sentono soddisfatti.

Non basta ciò che è stato fatto perché “è sotto gli occhi di tutti che servono piani di azione, esattamente alla stessa stregua dei paesi montani che adottano delle programmazioni predefinite per lo sgombero della neve in inverno”.

Servono aiuti dallo Stato per le pulizie di tetti e grondaie di edifici pubblici e privati. Servono deroghe di almeno 6-12 mesi per le quote TARI regolamentate da normative regionali o statali e finanziamenti ai Comuni in sostituzione di tali quote.

Servono azioni mirate per sostenere le persone che a causa di tale situazione soffrono o soffriranno di patologie respiratorie, danni alla vista e tutte quelle condizioni di salute legate all'aria insalubre che ormai da mesi caratterizza la ns zona, come è facilmente deducibile da qualsiasi sito web valido di meteorologia.
Il cittadino non può pagare i danni e le conseguenze legate alla "quotidiana" caduta di ceneri e lapilli.
Secondo i promotori della,petizione “Il cittadino non può pagare le normali tasse che gli altri pagano per avere condizioni decisamente normali e civili rispetto a ciò che noi viviamo da più di 4-5 mesi a questa parte.

Le nostre non sono più città, sono vere e proprie discariche o miniere a cielo aperto e che non ci crede venga a visitarci. L'unica nostra colpa è di vivere ai piedi del vulcano più attivo del mondo intero. Serve un aiuto concreto. Basta proclami, abbiamo bisogno di contributi, persone, mezzi e opere. E ne abbiamo bisogno ora!”.

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