A Giarre va in scena "La favola del figlio cambiato", sul palco omaggio a Pirandello

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Una rappresentazione ricca di emozioni e di colori quella offerta dal terzo appuntamento del cartellone della stagione teatrale 2018-2919 della Compagnia “insieme a Teatro” al Rex di Giarre.

Ieri sera (in replica oggi alle 18.30) il “magico” appuntamento con “La favola del figlio cambiato”, omaggio a Pirandello e al suo teatro ricco di suggestioni e significati, nella suggestiva elaborazione dell’attrice e regista professionista, Maria Rita Leotta, ha registrato il “sold out”.

La splendida messa in scena, con la regia accurata e ricercata della Leotta, ha permesso di creare la giusta intensità drammatica che è propria del lavoro di Pirandello, con il riuscito riadattamento dei testi della novella contenuta nella raccolta “Maschere nude”. La regia onirica è dettata dalla Leotta, con un perfetto accostamento di luci, un’azzeccata scelta dei brani musicali e l’intervento continuo a tratti ossessivo del coro delle streghe dell’aria e delle coreografie coinvolgenti del giovane Corpo di ballo.

Nel ricordo delle favole ascoltate da bambino, Pirandello racconta le grossolane superstizioni della sua Sicilia (“Le donne”, “streghe dell’aria”, vanno in giro di notte a sostituire i bambini belli e sani con altri malaticci e deformi) e nello stesso tempo, conferisce alla maternità un valore sacro e superiore ad ogni altra cosa. La Leotta evidenzia con particolare enfasi il dolore che prova la madre nella perdita del proprio figlio e l’indissolubilità del legame madre-figlio. Una messa in scena, con costumi ricercati e scene essenziali ma significative, che diventa metafora dell’eterno conflitto tra l’arte e il potere, guardando all’appartenenza e all’identità che, se persa, porta all’annullamento. Sul palco un cast a maggioranza femminile, a cominciare dalla carismatica registattrice Maria Rita Leotta che ha interpretato la protagonista “Signora Longo”.

La Leotta, madre depredata dal figlio, personaggio simbolico dell’universo pirandelliano, interagisce più volte con l’attrice Francesca LeMura Carbonaro, perfetta nel poetico ruolo della fattucchiera “Vanna Scoma” e infine con il “principe” Andrea Sorbello, sincero interprete del “figlio cambiato”. Frizzanti, nel loro ruolo di “vicine” le attrici Enza Leonardi, Eugenia Maccarone, Nunzia Fulco protagoniste dei dialoghi spassosi e ironici con l’ “Uomo Saputo”, il bravissimo Melo Ingegnosi. Perfetto nei tempi e nell’interpretazione il coro delle “Donne”, ovvero le streghe che cambiano i neonati, Cinzia Bonaccorso, Loredana Giuffrida, Tiziana Casabella, Rosita Trovato, Elisa Valastro, Martina Fichera , Michela Cipolla, assieme alle bravissime allieve del Corpo di ballo dellASD Ballet Royal Accademy of Dance, registered Teacher Angela Domanti. Commoventi e talentuose al tempo stesso, riconfermano la loro bravura ”Il figlio di re” Giulia Sorbello e ”La regina” Michela Cipolla.

Vanno menzionati Maurizio Lo Giudice, il “Padrone del Caffè”, Tony Spina e Santo Spina, i due “contadini”. Efficace nel ruolo del “Ministro”, Salvo Epaminonda. A conclusione di questa prima rappresentazione, in replica domenica 24, la regista Leotta si è detta soddisfatta: “Sicuramente un’altra serata di grandi emozioni grazie alla magia di questo Pirandello che davvero ci coinvolge "superflua e misteriosa materia di prodigi che ci disperde e ci solleva in favolose lontananze".
Brave e sorprendenti le nostre ragazze che hanno dimostrato grande intensità. Tra le opere di Pirandello è la meno conosciuta, perchè dopo avere assistito alla prima romana nel 1934, Mussolini fece censurare l’opera, in quanto la storia del re e del matto del villaggio che si scambiano l’identità veniva considerata una sorta di invito a ribellarsi all’autorità, e questo non andava bene al regime. L’opera incontrò anche la censura nazista che trovò altamente sovversivo e offensivo il contenuto del testo. In questa sede - conclude la Leotta- ho voluto fare un omaggio a tutte quelle mamme e a tutti i genitori del mondo, che con coraggio sopravvivono ogni giorno a un dolore indescrivibile, davanti al quale, a testa china, ci alziamo in piedi in religioso e rispettoso silenzio”.

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