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Gentile derubato e le cambiali di Salvemini, le lettere inedite degli intellettuali siciliani del '900

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Giovanni Gentile derubato dell’argenteria e Salvemini senza soldi e con cambiali da onorare, Croce e Prezzolini solidali verso il pedagogista catanese Giuseppe Lombardo Radice, per lenirne le «angustie» economiche. Sono alcuni degli «eventi sconosciuti, accenni meno noti e personali» custoditi per oltre un secolo in 170 lettere inedite, «scritte non sempre con sorvegliato ritegno» all’intellettuale di Catania, oggi «patrimonio di tutti» grazie all’ultima fatica del professore Biagio Saitta, ordinario di Storia medievale .

Una disavventura, avuta sulla nave mentre si trasferiva da Napoli a Palermo, il 4 ottobre 1906 è proprio Gentile a raccontarla a Lombardo Radice: «Questo trasloco è stato un grosso guaio. Quel poco di mobilia che s’aveva - scrive il filosofo - è giunto qui fracassato; perché il servizio della Navigazione è un’infamia». Amareggiato prosegue: «E quello che più ci ha fatto dolore è che ci hanno rubato nel viaggio tutto quel po’ d’argento che avevamo. E il dolore è stato immensamente maggiore - precisa Gentile - perché eran tutti ricordi di amici carissimi e delle occasioni più liete della mia famiglia».

Continuando, ecco la generosità di Benedetto Croce verso il suo giovane amico Lombardo, al quale Giovanni Gentile ricorda: «Di Croce ti scrissi che t’avrebbe mandate 200 lire, e intendevo, per te, come compenso dei varii articoli che hai scritti quest’anno per la Critica. Non sono stato io a fargliene la proposta - puntualizza il filosofo di Castelvetrano -, ma egli piuttosto, quand’è stato informato de’ tuoi guai recenti, che gli han recato grandissimo dispiacere. Il Croce ti vuole molto bene».

Disagi economici riguardano anche Gaetano Salvemini, giovane docente universitario a Messina, che il 25 maggio 1907 a Lombardo Radice confida: «Avrei una voglia matta di venire a Palermo; ma non ho neanche un soldo». E poi, il 10 giugno 1908, sempre Salvemini gli scrive: «Caro Peppino, penso che ti farà piacere sapere che ho trovato modo di accomodare la faccenda della cambiale, che ho riacquistata la tranquillità. Ma sono stati brutti giorni».

Tornando al pedagogista di Catania, apprese delle sue difficoltà finanziarie nell’imminenza del matrimonio, con l’intellettuale fiumana Gemma Harasim, si propone d’aiutarlo Giuseppe Prezzolini (fondatore e direttore de La Voce), che il 22 luglio 1910 gli scrive: «Mio caro Lombardo, mi dispiace di saperti in angustie per una cosa così importante. Vorresti farlo un volumetto sulla Massoneria? Potrei ricompensarlo con 200 lire. Non è molto, ma è già qualcosa».

Queste, alcune vicende intime emerse dalle 170 «lettere militanti intorno ai compiti delle istituzioni pubbliche: la Scuola, l’Università, l’editoria, la vita politica» (oltre a «biglietti di auguri e di raccomandazioni»), raccolte e commentate dal professore Biagio Saitta, già ordinario di storia medievale dell’Università di Catania, nel suo «Frammenti di vita e rapporti culturali nell’Italia del primo Novecento. Lettere inedite di Croce, Gentile, Prezzolini, Salvemini… a Giuseppe Lombardo Radice» (L’Erma di Bretschneider - Roma, 2022).

Recentemente presentato a Bronte, nella «Pinacoteca Sciavarrello» in collaborazione con il «Circolo di Cultura Enrico Cimbali», dopo gli interventi dei rispettivi presidenti, Carmelo Indriolo e Salvatore Tirendi, e del sindaco Pino Firrarello, il professore Saitta e la professoressa Lina Scalisi, ordinario di Storia moderna dell’Università etnea e presidente dell’Accademia di Belle Arti di Catania, hanno dibattuto su retroscena e questioni socio-politico-culturali, d’inizio Novecento, affrontati nel libro.

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