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La Regione esulta per le teste elleniche recuperate, sui due reperti scrupolose verifiche

«L’operazione della guardia di finanza restituisce alla collettività due reperti di grande valore e testimonia l’importanza della collaborazione tra istituzioni nel nome dell’interesse pubblico». Lo ha sottolineato l’assessore regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana, Elvira Amata, commentando la notizia del ritrovamento, da parte delle fiamme gialle di Catania, di due pregevoli teste in terracotta di origine ellenica del 450 a.C., presumibilmente frutto di scavi archeologici clandestini.

«Esprimo un grande plauso alle forze dell’ordine – prosegue Amata – per l’impegno quotidiano nella tutela del patrimonio regionale. E alla Soprintendenza di Catania per l’egregio lavoro svolto nell’accertamento della storicità dei pezzi, effettuato in collaborazione con l’Università del capoluogo etneo, con cui è attiva una stretta sinergia operativa. Il governo regionale ha in programma di rafforzare ancora di più la collaborazione tra gli organi dell’amministrazione e le forze di polizia».

«Mi spenderò – conclude l’assessore – affinché i nostri giovani vengano educati al rispetto per il patrimonio, che è parte tangibile della nostra storia. È per questo che, tra le iniziative che intendo portare avanti, vi è una maggiore collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale e l’assessorato all’Istruzione e formazione per attivare ogni possibile strumento di sensibilizzazione».

Gli esami della Soprintendenza e dell’università di Catania hanno confermato l’originalità delle opere, ritenute pezzi unici nel panorama noto della storia antica, con un’altissima qualità estetica ed esecutiva, risalenti al 450-480 avanti Cristo. Secondo gli archeologi della soprintendenza sono parti superstiti di due tegole a sezione triangolare chiuse da maschere antropomorfe, di dimensioni naturali, raffiguranti i giovani volti di un uomo e di una donna.

I manufatti, in eccellente stato di conservazione e restaurati con una certa perizia, costituivano la decorazione delle falde di copertura di un piccolo tempio o un edificio funerario, stilisticamente confrontabili con le sculture frontonali del Tempio di Zeus a Olimpia, massima espressione dello stile Severo dell’arte greca.

L’autenticità dei due reperti è stata inoltre confermata dalla metodologia messa a punto presso i laboratori Ph3Dra dell’università di Catania da docenti e ricercatori del dipartimento di Fisica e astronomia Ettore Majorana, specialisti nel campo dei test di autenticità tramite termoluminescenza, e del dipartimento di Ingegneria elettrica elettronica e informatica per le competenze specifiche nell’ambito delle misure elettriche ed elettroniche. Grazie alla collaborazione tra i due dipartimenti è stato possibile mettere a punto una metodologia innovativa che, grazie a metodi di trasduzione non invasivi, consente di valutare non solo l’autenticità ma anche la compatibilità con l’età presunta di reperti ceramici.

Nel video diffuso dalla guardia di finanza le varie fasi dell'analisi dei due reperti

 

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