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CARABINIERI

La mafia controllava 12 piazze della droga a Catania: 89 persone arrestate, 101 gli indagati

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Un frame del video diffuso dai carabinieri

Maxi operazione antimafia dei carabinieri a Catania. Una retata dai grandi numeri con ottanta persone sono finite in carcere, compresi due minorenni, nove ai domiciliari, per quattro invece è scattato l'obbligo di dimora e per otto quello di presentarsi alla polizia giudiziaria.

L'operazione 'Skanderbeg' ha consentito di sgominare i gruppi criminali che gestivano 12 'piazze di spaccio' operative nel rione San Giovanni Galermo, storica 'roccaforte' del traffico e della vendita di droga nel capoluogo. Secondo la ricostruzione della Dda di Catania, i gestori "godevano di un'ampia autonomia, ma agivano comunque sotto il diretto controllo del clan Nizza della 'famiglia' Santapaoloa-Ercolano, di Cosa nostra, che imponeva ai 'capi piazza' il rifornimento esclusivo dello stupefacente" appunto dalla cosca Nizza, imponendo quantità e prezzo.

Ogni piazza aveva un capo che operava sotto la supervisione di Lorenzo Michele Schillaci che era delegato anche a dirimere i contrasti interni ai gruppi. Che erano molto attivi: le riprese video dei carabinieri, ricostruisce la Dda, hanno consentito di "registrare centinaia e centinaia di cessioni di dosi di droga giornaliere, organizzate imprenditorialmente con precisi orari di lavoro e turnazioni che coprivano l'intero arco della giornata".

L'indagine dei militari dell'Arma ha altresì permesso di accertare la disponibilità di armi da fuoco, anche da guerra, pronte ad essere utilizzate in caso di richiesta di spedizioni punitive da parte del clan Nizza. In occasione dei festeggiamenti del 31 dicembre 2018, tra l'altro, sono stati videoripresi i momenti in cui proprio Schillaci e altri due responsabili di una importante piazza di spaccio, Mario Maurizio Calabretta e Giambattista Spampinato, esplodevano diversi colpi di arma da fuoco con un Kalashnikov e una pistola, noncuranti, tra l'altro, della presenza di più persone, tra le quali un bambino, mentre il pusher della piazza continuava a spacciare ai clienti incuranti degli spari.

SI PENTE IL REGGENTE. Le indagini sono state condotte dall'ottobre 2018 al maggio 2019, con l'ausilio di attività tecniche di intercettazione e di videoripresa. Sono state riscontrate dalle dichiarazioni di due recenti collaboratori di giustizia: Dario Caruana e Silvio Corra. Quest'ultimo ha avuto il ruolo di reggente del clan Nizza, a cui facevano riferimento i gruppi di trafficanti e spacciatori, sostituendo il boss Lorenzo Michele Schillaci come responsabile della cosca dopo il suo arresto l'8 novembre del 2019. In locali in uso a quest'ultimo, all'epoca, furono trovati e sequestrati 60.000 euro provento dell'attività delle piazze di spaccio, la "carta degli stipendi", la "carta delle estorsioni", e la "carta delle piazze di spaccio". Parte dei proventi delle vendita della droga servivano, ricostruisce la Dda di Catania, anche al mantenimento delle famiglie degli affiliati detenuti. In particolare nella "carta" venivano indicate le iniziali di 43 detenuti con accanto la somma spettante alla famiglia per un importo totale mensile di circa 42.000 euro.
I tempi di intervento, sottolinea la Procura di Catania, "sono stati particolarmente brevi in attuazione di un consolidato protocollo di indagini seguito dalla Direzione distrettuale antimafia per contrastare il fenomeno delle piazze di spaccio a Catania e che ha consentito di eseguire l'ordinanza cautelare nei confronti di 99 indagati solo dopo pochi mesi rispetto alla condotta contestata (l'informativa finale è stata depositata a fine giugno 2019 mentre la richiesta di misura cautelare è stata depositata nel novembre 2019)".

LE DONNE. Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi dell'operazione Skanderbeg vi sono alcune donne. E' stato sottolineato dagli investigatori in videoconferenza. Secondo quanto accertato, molte volte collaboravano all'attività di spaccio insieme a familiari o ai loro colleghi pusher uomini o nascondevano le responsabilità penali dei loro mariti. In una occasione è finita in manette una coppia di coniugi con un figlio minorenne.

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